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	<title>TamTam Comunicazione</title>
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	<description>Informazione Cultura Società</description>
	<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 12:12:53 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>I centri nazionali di Controllo delle Reti</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 15:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DISTRIBUZIONE TELEVISIVA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il processo di razionalizzazione delle attività di controllo e telecomando delle reti di Rai Way, iniziato nel 2002, ha comportato la costituzione di due centri di controllo distinti:
 Roma - Centro Nazionale di Controllo della Rete di Trasmissione
 Milano - Centro Nazionale di Controllo della Rete di Diffusione
Questa separazione  ha consentito una migliore utilizzazione delle competenze, delle specializzazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo di razionalizzazione delle attività di controllo e telecomando delle reti di Rai Way, iniziato nel 2002, ha comportato la costituzione di due centri di controllo distinti:</p>
<p> Roma - <strong>Centro Nazionale di Controllo della Rete di Trasmissione</strong></p>
<p> Milano - <strong>Centro Nazionale di Controllo della Rete di Diffusione</strong></p>
<p>Questa separazione  ha consentito una migliore utilizzazione delle competenze, delle specializzazioni e degli strumenti di supporto.</p>
<p><strong>Centro Nazionale di Controllo della Rete di Trasmissione </strong></p>
<p>Un ruolo fondamentale è ricoperto dal <strong>Centro Nazionale di Controllo di Waynet </strong>situato a Roma che svolge una funzione principale nella configurazione, gestione e monitoraggio dei circuiti di trasmissione:</p>
<p>1. <strong>configurazione delle reti</strong> di diffusione e trasmissione e dei servizi</p>
<p>2. gestione dell&#8217;<strong>allarmistica</strong> degli impianti telesorvegliati di Rai Way</p>
<p>3. gestione degli <strong>interventi di ripristino della rete</strong> a fronte di un allarme</p>
<p>4. <strong>monitoraggio qualità</strong> dei servizi</p>
<p>5. <strong>telesorveglianza</strong> degli impianti</p>
<p>6. <strong>help desk</strong></p>
<p>Il controllo centrale di Roma gestisce tutti i segnali che sono previsti per la messa in onda dei programmi</p>
<p><strong>Centro Nazionale di Controllo della Rete di Diffusione </strong></p>
<p>Situato a Milano svolge una funzione principale di controllo e monitoraggio provvedendo a <strong>garantire il buon funzionamento degli impianti di diffusione</strong> presenti sul territorio. Opera attualmente <strong>24 ore al giorno tutti i giorni della settimana</strong> e costituisce un riferimento nazionale per qualsiasi eventuale criticità operativa. Le reti di diffusione di Rai Way, terrestri, sono articolate su <strong>2.314</strong> stazioni, alimentate dai Ponti Fissi, che coprono il territorio Italiano, ognuna delle quali alloggia diversi impianti radioelettrici, in alcuni casi anche di trasmissione, oltre ad un insieme di infrastrutture di supporto agli impianti stessi. Tali stazioni possono essere classificate sulla base degli impianti e servizi presenti e la relativa tipologia delle infrastrutture di supporto.<strong></strong></p>
<p><strong>Centro di diffusione e trasmissione principale</strong></p>
<p>Ospita impianti di diffusione e trasmissione relativi a una pluralità di servizi. Dal punto di vista infrastrutturale, tale centro è costituito da un terreno al cui interno sono situati strutture edili ed uno o più tralicci metallici di grandi dimensioni. All&#8217; interno dell&#8217; edificio si trovano:</p>
<ol>
<li>gli apparati per la diffusione dei servizi</li>
<li>gli apparati di trasmissione</li>
<li>il sistema di alimentazione elettrica con i relativi gruppi elettrogeni</li>
</ol>
<p>I tralicci metallici sono utilizzati per la collocazione delle antenne per i servizi di diffusione e trasmissione.</p>
<p><strong>Centro di trasmissione</strong></p>
<p>Un centro di trasmissione è costituito da sito dove sono situati un edificio in muratura e un unico traliccio metallico di media dimensione. All&#8217; interno dell&#8217;edificio si trovano:</p>
<ol>
<li>gli apparati di trasmissione</li>
<li>il sistema di alimentazione elettrica con i relativi gruppi elettrogeni</li>
</ol>
<p>Il traliccio viene utilizzato per la collocazione delle antenne di collegamento.</p>
<p>Gli edifici delle stazioni trasmittenti  sono sempre realizzati in modo tradizionale, con un volume costruito complessivo pari a circa 600.000 mc.</p>
<p><strong>Stazione ripetitrice</strong></p>
<p>Una stazione ripetitrice che ospita un impianto ripetitore di media/ piccola potenza è costituita da un edificio in muratura o un container e un traliccio metallico o un palo di media/piccola dimensione. All&#8217; interno dell&#8217;edificio si trovano:</p>
<ol>
<li>gli apparati necessari per i servizi di diffusione</li>
<li>il sistema di alimentazione elettrica</li>
</ol>
<p>Il traliccio/palo è utilizzato per la collocazione delle antenne di ricezione e di diffusione. Gli edifici, nei ripetitori la tipologia più ricorrente è quella del box prefabbricato; prevalentemente standardizzati in maniera modulare che consente la possibilità di ampliamenti futuri nel caso sorga la necessità di disporre di ulteriori spazi per l&#8217; alloggiamento di nuovi apparati.</p>
<p><strong>Waynet</strong> <strong>Waynet</strong>, ultimata nel 2003 con la realizzazione, anche nell&#8217; area Nord, di una rete terrestre di trasmissione digitale SDH in banda 4GHz, <strong>alimenta la rete di diffusione dei segnali radiotelevisivi e consente la raccolta e il trasporto dei contributi necessari alle attività di produzione</strong>. Integra, inoltre, in un&#8217; unica struttura di rete collegamenti in ponte radio digitali in tecnologia SDH, link satellitari e in fibra ottica.</p>
<p>Oltre alle connessioni principali con le sedi di produzione RAI, <strong>la rete di accesso si compone di</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>collegamenti in ponti radio mobili</strong>, di volta in volta installati per collegare occasionalmente i luoghi di ripresa esterna alla rete fissa (circa 80 punti di accesso)</li>
<li><strong>collegamenti via satellite</strong> come supporto alle riprese esterne con mezzi mobili via satellite</li>
<li><strong>collegamenti urbani, in cavi coassiali e/o fibre ottiche</strong>, presenti essenzialmente nelle città di Roma, Milano e Torino, utilizzati per collegare importanti luoghi di manifestazioni culturali e sportive e alcune sedi istituzionali e politiche</li>
</ol>
<p>Attraverso Waynet si svolgono contemporaneamente le <strong>funzioni</strong> di:</p>
<ol>
<li><strong>contribuzione</strong>, ovvero lo scambio di programmi tra le sedi territoriali (per il cliente RAI i capoluoghi di Regione) e i Centri di Produzione (per il cliente RAI: Roma, Milano, Torino e Napoli) come importante supporto all&#8217;attività editoriale delle reti televisive e delle testate giornalistiche dei broadcaster italiani e stranieri</li>
<li> <strong>distribuzione</strong>, ovvero il trasporto dei programmi radiofonici e televisivi, nazionali e regionali, a tutti i centri trasmittenti (centri primari di diffusione, dai quali si dipana la rete di diffusione)</li>
<li><strong>trasporto di fonia e dati</strong> sia correlati ai programmi del cliente Rai e sia per servizi interni aziendali</li>
</ol>
<p>Waynet risponde pienamente, in termini di qualità e disponibilità, alle normative internazionali che regolamentano le prestazioni dei collegamenti in ponte radio.</p>
<p><strong>Waynet: funzionalità</strong>  Way net ha  tutti i modi di funzionare necessarie per rispondere alle specifiche esigenze della produzione radiotelevisiva:  riconfigurazione dinamica dei circuiti, che la rende flessibile ed adattabile alle più diverse esigenze operative;  possibilità di effettuare inserimenti, in tutti i nodi della rete stessa, di segnali radiotelevisivi trasferiti dai luoghi di ripresa esterna con l&#8217;ausilio di ponti radio mobili.</p>
<p><strong>Waynet: livelli di qualità</strong>  La rete Way net risponde, in termini di qualità e disponibilità dei collegamenti stessi, alle relative normative internazionali. In particolare i livelli di qualità e disponibilità della rete sono esattamente quelli previsti dalle norme ITU (International Telecommunication Union), ed in particolare la disponibilità del più lungo collegamento individuabile sulla rete non è inferiore al 99,9% dell&#8217; anno.</p>
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		<title>La rete satellitare</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 15:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DISTRIBUZIONE TELEVISIVA]]></category>

		<category><![CDATA[Reti]]></category>

		<category><![CDATA[Reti e Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Rai Way dispone, oltre alla rete di distribuzione e diffusione terrestre, di una rete satellitare che svolge i compiti di diffusione diretta nazionale ed internazionale, di contribuzione TV per le riprese esterne e di riserva della rete terrestre.
In dettaglio la rete satellitare di Rai Way ha più finalità:

per La RAI aumentare la sicurezza dei collegamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rai Way <strong>dispone, oltre alla rete di distribuzione e diffusione terrestre</strong>, di una rete satellitare che svolge i compiti di diffusione diretta nazionale ed internazionale, di contribuzione TV per le riprese esterne e di riserva della rete terrestre.</p>
<p>In dettaglio <strong>la rete satellitare di Rai Way ha più finalità</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>per La RAI aumentare la sicurezza dei collegamenti che alimentano i trasmettitori di terra</strong></li>
<li><strong>diffondere direttamente in Europa, Nord Africa e nell&#8217; area del Medio Oriente i programmi della RAI</strong>. In questo caso con le stesse risorse satellitari la ricezione in chiaro è possibile anche sul territorio italiano</li>
<li><strong>diffondere i programmi di Rai International nel resto del mondo</strong> attraverso una complessa rete satellitare che si avvale di più operatori terzi</li>
</ul>
<p><strong>In Europa e nel bacino del mediterraneo</strong> i programmi televisivi e radiofonici della RAI sono trasmessi in digitale dal satellite <strong>Eutelsat Hot Bird 8</strong> (posizione 13° Est). Le trasmissioni avvengono in chiaro, tranne per alcuni programmi, per i quali la RAI ha i diritti solo per l&#8217;Italia, che vengono criptati. I canali tematici che la RAI produce vengono invece inseriti nei Bouquet di SKY Italia.</p>
<p><strong>Centri di Controllo Qualità </strong></p>
<p><strong>Rai Way</strong>, in precedenza Divisione Tecnica di RAI, da sempre <strong>ripone grande attenzione al controllo della qualità dei segnali trasmessi</strong>. Il primo centro di Controllo iniziava la sua attività il 2 settembre 1929 a Sesto Calende. L&#8217;attività del Centro consisteva allora nel <strong>controllo quotidiano dell&#8217;occupazione dello spettro</strong>, attività che, a quei tempi, era sicuramente più facile per via della minore occupazione delle gamme di frequenza (gamme dell&#8217;Onda Media e dell&#8217;Onda Corta) ma sicuramente molto necessaria a causa della minor stabilità di frequenza delle portanti e della minore affidabilità degli impianti trasmittenti.<br />
Successivamente, nei primi anni &#8216;50, con l&#8217;installazione dei trasmettitori della rete radiofonica a modulazione di frequenza e della rete televisiva, per il Centro di Controllo nacquero nuove esigenze, prima fra tutti quella di estendere le misure di campo elettromagnetico e le tecniche dei controlli alle frequenze dei nuovi trasmettitori MF e TV.</p>
<p><strong>Il Centro di Controllo di Monza</strong></p>
<p>Si stabilì, allora, di costruire una nuova sede e nel 1953 iniziarono i lavori per un nuovo Centro che si scelse di realizzare all&#8217;interno del Parco di Monza, su un terreno pianeggiante, lontano da edifici e ottimale per la ricezione in quanto non disturbato da linee elettriche ad alta tensione e sufficientemente distante dalle montagne. <strong>Il Centro di Controllo di Monza</strong>, inaugurato nel maggio 1954, è stato costruito su progetto dell&#8217;architetto Giò Ponti partendo da uno studio di massima della RAI, che in base all&#8217;esperienza passata, stabiliva il numero, la disposizione e la dimensione dei locali nei quali avrebbero trovato sistemazione gli uffici, le apparecchiature di misura e i vari servizi.</p>
<p>Attorno al fabbricato del Centro, lontano da ostacoli e da zone con alberi ad alto fusto, sono installate:</p>
<ul>
<li><strong>le antenne rombiche per la ricezione in Onda Corta</strong></li>
<li><strong>antenne VHF e UHF, per ogni banda di radiodiffusione e per ogni polarizzazione</strong>, montate su un traliccio rotante posto alla sommità di una torre alta 55 metri.</li>
</ul>
<p>Nel campo delle <strong>onde lunghe e medie </strong>sono possibili controlli sui trasmettitori di tutta Europa, del Nord Africa e di parte della Russia e con alcune limitazioni si ricevono anche quelli del Medio Oriente, dell&#8217; Africa Settentrionale e Centrale e dell&#8217;Asia Minore.<br />
Per le <strong>onde corte</strong> sono controllabili tutte le stazioni del mondo.</p>
<p><strong>Il Centro di Controllo di Sorrento</strong></p>
<p>Il Centro di Sorrento, attivo sin dal 1967, sorge a 500 metri sul livello del mare, in posizione dominante i golfi di Napoli e di Salerno.<br />
Costruito su disegno dell&#8217;architetto De Martino di Napoli, a causa dell&#8217; orografia del terreno in cui si trova, si sviluppa prevalentemente in verticale, <strong>il Centro di Controllo di Sorrento</strong>, agli effetti delle attività, è perfettamente complementare a quello di Monza.</p>
<p><strong>Controllo qualità sul territorio</strong></p>
<p>Rai Way dispone inoltre di una rete di controllo capillare in grado di fornire informazioni dettagliate sulle condizioni di ricezione dei segnali radiotelevisivi presenti nell&#8217;etere. La rete è strutturata in modo gerarchico e consente di rilevare eventi (in modo continuo, a campione, ad intervalli di tempo prefissati, condizionati, ecc.) o situazioni che dipendono sia dal sistema in uso (parametri caratteristici) sia dalle condizioni al contorno. La capacità della rete di controllo è tale da consentirne l&#8217;uso sia per scopi interni che di metterne a disposizione parte per le esigenze dei Clienti. Rai Way offre un servizio &#8220;chiavi in mano&#8221; di controllo con segnalazione in real-time di eventi rilevanti e Reportistica di periodo sui principali parametri sotto osservazione.</p>
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		<title>La diffusione del segnale Mediaset</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 15:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DISTRIBUZIONE TELEVISIVA]]></category>

		<category><![CDATA[Reti]]></category>

		<category><![CDATA[Reti e Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[La rete di trasporto e diffusione del segnale del Gruppo Mediaset è di proprietà della controllata Elettronica Industriale, che copre con 1.700 torri tecnologiche il 99% della popolazione nazionale. La società ha ottenuto dalle competenti autorità anche la licenza di operatore di rete per i multiplex digitali su frequenze terrestri e ha raggiunto accordi relativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rete di trasporto e diffusione del segnale del Gruppo Mediaset è di proprietà della controllata <strong>Elettronica Industriale</strong>, che copre con <strong>1.700 torri</strong> <strong>tecnologiche</strong> il <strong>99%</strong> della popolazione nazionale. La società ha ottenuto dalle competenti autorità anche la licenza di operatore di rete per i <strong>multiplex digitali su frequenze terrestri</strong> e ha raggiunto accordi relativi all&#8217;offerta di capacità trasmissiva in <strong>tecnologia</strong> <strong>DVB-H</strong>. Una offerta che ha di fatto aperto il mercato anche agli operatori telefonici.<br />
La rete del Gruppo Mediaset è un&#8217;infrastruttura utilizzata non solo per trasportare il segnale dei programmi televisivi emessi, ma anche per trasferire segnali di &#8220;semilavorati&#8221; da un qualsiasi nodo della rete ai centri di produzione televisiva dove è realizzato il programma (sistema di contribuzione).<br />
Il 2005 è stato caratterizzato, dopo le fasi di sperimentazione del biennio 2003-2004, dalla definitiva messa in esercizio della <strong>tecnica digitale</strong> con la partenza della programmazione Mediaset Premium.<br />
Rti ha proseguito l&#8217;attività di acquisizione di impianti televisivi da operatori locali portando, attraverso la digitalizzazione effettuata da Elettronica Industriale, la copertura della popolazione del primo <strong>Multiplex Mediaset</strong> all&#8217;<strong>80%</strong> (65% nel 2004).<br />
Nel secondo semestre dell&#8217;anno Rti ha acquisito le frequenze di <strong>Home Shopping Europe Broadcasting</strong>, utilizzate da Elettronica Industriale per costruire il <strong>secondo multiplex Mediaset</strong> con una copertura della popolazione pari al <strong>68%</strong>.<br />
A fine 2005 Rti ha sottoscritto accordi per il lancio della mobile tv in tecnica DVB-H. In questa prospettiva Elettronica Industriale si sta preparando a digitalizzare una nuova rete per il trasporto del segnale digitale in mobilità che avrà il suo lancio nel corso del 2006.<br />
Per far fronte all&#8217;accelerazione dello sviluppo digitale, Elettronica Industriale si sta preparando ad assumere per il 2006 la piena titolarità di operatore di rete, disponendo di tutte le risorse (terreni, locali tecnici, tralicci) per garantire la fornitura e l&#8217;esercizio di reti di comunicazione elettronica su frequenze terrestri in tecnica digitale. <strong>Elettronica Industriale</strong> può così porsi sul mercato italiano come il maggior operatore di rete nazionale.</p>
<p> Nota : le informazioni sono state prese tramite Internet sia per le reti RAI WAY sia per le reti Mediaset</p>
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		<title>Storia e diffusione della Radio in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[CONTENUTI DELLA RADIO]]></category>

		<category><![CDATA[Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Unione Radiofonica Italiana, Stazione di Roma 1-RO, trasmissione del concerto inaugurale&#8221;
Con questo annuncio il 6 ottobre del 1924 andò in onda la prima trasmissione radiofonica italiana diffusa dalla stazione trasmittente sita in una baracca di tipo militare in località S. Filippo.(Roma oggi piazza delle Muse,nell&#8217;attuale quartiere Parioli, all&#8217;epoca in aperta campagna). Maria Luisa Boncompagni prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Unione Radiofonica Italiana, Stazione di Roma 1-RO, trasmissione del concerto inaugurale&#8221;</em></p>
<p>Con questo annuncio il 6 ottobre del 1924 andò in onda la prima trasmissione radiofonica italiana diffusa dalla stazione trasmittente sita in una baracca di tipo militare in località S. Filippo.(Roma oggi piazza delle Muse,nell&#8217;attuale quartiere Parioli, all&#8217;epoca in aperta campagna). Maria Luisa Boncompagni prima annunciatrice radiofonica del mondo (così vuole l&#8217;agiografia ufficiale), alle ore 21 dai microfoni della neonata URI (Unione Radiofonica Italiana) nello studio costruito a Palazzo Corrodi in Via Maria Cristina 5 (nei pressi di piazza del Popolo) annunciò l&#8217;inizio delle trasmissioni.</p>
<p> Il primo programma fu un concerto presentato da Ines Viviani Donarelli, moglie del direttore artistico della società e uno dei quattro musicisti che eseguirono musiche di Haydn. Si è molto discusso sulla primogenitura di questo storico annuncio:</p>
<p> <a href="http://www.radiomarconi.com/marconi/donarelli.wav"><em>&#8220;Uri, Unione Radiofonica Italiana. 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d&#8217;onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto opera 7 primo e secondo tempo&#8221;.</em></a> </p>
<p>La radiofonia nasce ufficialmente dopo la marcia su Roma (28 ottobre 1922) e il suo sviluppo é legato a quello del regime fascista. Mussolini, era appena diventato Primo Ministro si trovava ad affrontare il ruolo di questo nuovo mezzo di comunicazione, ma non comprese subito il valore della radio, come veicolo di propaganda, quindi come mezzo di penetrazione culturale. Con la radio i contenuti (parole e musica) sono immateriali, realizzati e distribuiti attraverso le onde elettromagnetiche, ascoltate dal pubblico, attraverso un apparecchio ricevente, a casa o in un luogo pubblico. Nelle intenzioni del Duce, la comunicazione fascista doveva persuadere, piuttosto che informare, esaltare la componente emotiva e non usare la tecnica dell&#8217;argomentazione per divulgare dei concetti. I discorsi dovevano esaltare la componente affettiva del pubblico rassicurandolo avendo un atteggiamento familiare.</p>
<p>Il 18 novembre del 1922 Giacomo Acerbo, sottosegretario alla presidenza, ricevette un promemoria segreto da Filippo Bonacci, portavoce di un gruppo privato, interessato a promuovere la formazione di una rete radiofonica in Italia. Il documento letto da Mussolini, sottolineava che tanto il pubblico che il governo fascista avevano importanti interessi economici e politici nello sviluppo della radiofonia.</p>
<p>Gugliemo Marconi aveva precedentemente presentato un progetto per la creazione di una rete radiofonica nazionale, ma questa sua proposta non aveva ricevuto ascolto. Le altre potenze, già cominciavano a sviluppare le comunicazioni radiofoniche, in Gran Bretagna il 23 febbraio 1920 dalle stazioni di Guglielmo Marconi di Chelmsford inizio in primo servizio regolare e negli USA il 3 novembre del 1920 la KDKA inizio a trasmettere regolarmente, vendendo anche i propri ricevitori, quindi l&#8217;Italia restava la sola priva di un&#8217;efficiente rete radiofonica. In Italia, fin dal 1910 nel periodo in cui stava sviluppando la prima rivoluzione industriale, durante il Governo Luzzatti, si era cominciato a parlare di Radiotelefonia ad uso civile. La comunicazione era in una fase di crescita e il 30 giugno del 1910, in funzione delle recenti innovazioni tecnologiche fu emanata la legge n. 395, in cui si assegnavano allo stato tutte le comunicazioni senza fili per ragioni militari e di sicurezza nazionale, lasciando una generica possibilità di assegnare delle concessioni a società private. Con questa legge il Governo pensava che era possibile passare da esperienze pionieristiche a un&#8217;organizzazione industriale commerciale. La prima Guerra Mondiale( 24 maggio 1915 - 11 novembre 1918) e la successiva crisi economica e sociale post bellica bloccarono tutti i progetti in corso e l&#8217;attuazione delle norme esplicative delle leggi in materia di comunicazione che il Parlamento aveva varato. L&#8217;avvocato romano Filippo Bonacci nel suo promemoria faceva sapere che Guglielmo Marconi e un gruppo di investitori privati avevano dato vita ad una società nota come Sisert ( Società Italiana Servizi Radiotelegrafici e Radiotelefonici) e che l&#8217;inventore era disposto a mettere a disposizione del regime con tutti i suoi brevetti, in cambio di una concessione governativa che gli consentisse di organizzare un sistema radiofonico di portata nazionale e mondiale. Mussolini respinse la proposta di Guglielmo Marconi, ma volle comunque emanare un decreto per tutelare lo stato: il 8 febbraio 1923 fu emanato il Regio Decreto n. 1067, che stabilì allo Stato, la riserva dell&#8217;impianto e l&#8217;esercizio di telecomunicazioni per mezzo di onde elettromagnetiche senza uso di fili, nonché la facoltà del Governo di accordarli in concessione. Il decreto fu poi anche ampliato in una successiva stesura e riservava allo Stato, tramite l&#8217;autorità politica locale, il visto preventivo alla divulgazione di notizie che potevano perturbare l&#8217;ordine pubblico o che erano comunque ritenute dannose allo stato. Marconi cercava di convincere Mussolini ad agire, ma altre compagnie private erano sorte con l&#8217;intento di sfruttare il potenziale economico delle trasmissioni radiofoniche. Nell&#8217; attesa di una decisione ufficiale del governo, Costanzo Ciano, Ministro delle Poste, appoggiò l&#8217;elaborazione di progetti per la creazione della prima grande stazione radiofonica commerciale italiana. Marconi, contribuì a costruire una stazione radiofonica a Roma insieme all&#8217;Uri (Unione Radiofonica Italiana), una società privata costituita nell&#8217;agosto del 1924.  Con il permesso tacito del regime dal 6 ottobre 1924 la stazione romana incominciò a diffondere i primi programmi sperimentali. Queste prime trasmissioni consistevano fondamentalmente in concerti, musica religiosa e musica di successo, terminavano sempre con il ritornello dell&#8217;inno fascista &#8220;giovinezza, ma questa non era ancora la propaganda governativa fatta attraverso la radio. Il 27 novembre 1924 fu approvata la Convenzione tra l&#8217;URI e il Ministero delle Comunicazioni, trasformato successivamente con il Regio Decreto n. 2191 del 14 dicembre 1924, e si stabilii che con la convenzione all&#8217;URI era concessa l&#8217;esclusiva dei &#8220;servizi i di radioaudizioni circolari&#8221; su tutto il territorio nazionale, per la durata prorogabile di sei anni<a name="_ftnref6" href="http://www.tamtamonline.net/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/blank.htm#_ftn6">[6]</a>. L&#8217; Uri inoltre aveva l&#8217;obbligo di impiantare altre stazioni oltre quella di Roma, a Milano, a Napoli o a Palermo. Il 31 ottobre del 1924 con delibera del Governo Mussolini l&#8217;agenzia di Informazione giornalistica Stefani, divenuta di proprietà di un fedelissimo di Mussolini Manlio Morgagni, era l&#8217;unica fonte per diffondere le notizie attraverso la Radio in Italia. Nell&#8217;ottobre del 1925, la stazione radiofonica di Milano, cominciò le sue regolari trasmissioni, ma dopo uno studio voluto dal ministero delle Poste, con il Regio D L del 23 ottobre 1925 si stabilì che l&#8217;Uri doveva aumentare la potenza e il numero degli impianti.</p>
<p>La radio fin dai suoi inizi ebbe il compito di cooperare con il Governo Nazionale alla formazione della nuova Italia che si stava costruendo. Fu utilizzata, dunque, durante la crisi economica con la &#8220;battaglia del grano&#8221; seguita dalla &#8220;battaglia della lira&#8221; e dalla &#8221; campagna per la produzione nazionale&#8221;, e il fascismo si accorse che la radiofonia portava un notevole contributo alla propaganda diffondendo la parola del Duce e di tutte le altre eminenti personalità del governo e del Partito Fascista. Nel 1926 si trasmettevano concerti sinfonici e intere opere liriche e verso la fine dell&#8217;anno si fecero le prime trasmissioni da importanti teatri quali l&#8217;Argentina e l&#8217;Eliseo di Roma, il Lirico di Milano, il S.Carlo di Napoli. Nel 1926 Mussolini creò una commissione regia, presieduta dal segretario del Pnf Augusto Turati, incaricata di esaminare tutti gli aspetti delle radiotrasmissioni e di avanzare proposte che furono raccolte nel rapporto:</p>
<p>1) la costruzione di una stazione trasmittente grande e potente a Roma e di emittenti più piccole a Genova, Firenze, Palermo, Torino, Trieste;</p>
<p> 2) La creazione di una nuova società radiofonica in sostituzione dell&#8217;Uri;</p>
<p>3) la nomina di una commissione permanente fornita di pieni poteri per l&#8217;esercizio del controllo governativo sulla radio.</p>
<p>Queste proposte furono concretizzate col R.D.L. n.2207 del 17/11/1927 che fondava su nuove basi l&#8217;Ente concessionario dei servizi di radioaudizione circolare e l&#8217;Uri era trasformato in E.I.A.R. A questa nuova concessionaria partecipavano l&#8217;Unione Radiofonica Italiana, cui aderivano i costruttori e i commercianti di materiali radiofonici, imprese e Società per la produzione vendita e utilizzazione di elettricità, la Società autori, editori di musica.  Venne anche costituito un Comitato Superiore di vigilanza sulle radio-diffusioni con lo scopo di esercitare un controllo e studiare provvedimenti capaci di migliorare e incrementare lo sviluppo del servizio: la presidenza fu affidata a Tommaso Tittoni presidente del Senato, con Giuseppe Mulè per la letteratura, Gaetano Polverelli per il giornalismo, Fausto Martini per le arti figurative Piero Mascagni per la musica, Lucio D&#8217;Ambra per la poesia, Gino Pierantoni per il teatro e il cinema. I membri del comitato esaminavano i testi e gli schemi dei programmi destinati alla radiodiffusione e censuravano il contenuto di tutte le trasmissioni. Con la fine del 1928 l&#8217;Italia aveva una rete radiofonica nazionale, nelle mani dello Stato, con i poteri di controllo sulla selezione e la distribuzione del materiale da trasmettere. Gli abbonati alla fine del 1928 erano 61.500 e anche considerando una media di 10 ascoltatori per ogni apparecchio radio gli italiani raggiunti dalla radiofonia erano sempre pochi per il costo del ricevitore. Dal 1926 le trasmissioni radiofoniche andarono sempre più politicizzandosi, e il regime iniziò a usare la radio per propagandare le sue scelte. Il 4 novembre 1925 Musolini parlò per la prima volta alla radio dal teatro Costanzi di Roma, a questo primo esperimento né seguirono altri, l&#8217;occasione fu il famoso discorso di Mussolini sulla &#8221; battaglia del grano&#8221; del 10 ottobre 1926, e il Pnf organizzò in tutta Italia gruppi di ascolto, per aumentare gli ascoltatori rispetto ai pochi apparecchi radiofonici diffusi nel paese. Altri gerarchi, come Augusto Turati o Carlo Delcroix parlavano spesso alla radio, ma nell&#8217;insieme questi primi esperimenti di propaganda restarono, per qualche tempo isolati, il fascismo scelse di entrare nei programmi radiofonici tramite i notiziari forniti dall&#8217;Agenzia governativa Stefani. Nel 1928 fu costituito&#8221;l&#8217;Ufficio stampa del Presidente del Consiglio&#8221; e Mussolini lo mise alle sue dirette dipendenze affidandolo ad un fascista della prima ora l&#8217;On. Lando Ferretti. Dal 1929, su insistenza del governo fu creato il &#8220;Giornale Radio&#8221;, per diffondere regolarmente dei notiziari, filogovernativi, con sei trasmissioni quotidiane di lunghezza compresa tra i dieci minuti e mezzora, dando succinte notizie sui progressi del regime, sugli avvenimenti internazionali e propagandando le attività dei gerarchi più in vista e sicuramente fu il primo grosso tentativo di fornire agli italiani, in modo sistematico un&#8217;informazione controllata.</p>
<p>Propagandare la parola del Duce e gli atti del governo e del Pnf in Italia e all&#8217;estero, con questo programma, Lando Ferretti, capo Ufficio Stampa di Mussolini, dette istruzioni all&#8217;EIAR, di approntare attrezzature per trasmettere la radiocronaca diretta dei discorsi che Musolini faceva dal balcone del suo ufficio alla folla che riempiva Piazza Venezia a Roma, ma anche, di tutte le assemblee pubbliche del Pnf e del Governo. La politica culturale del fascismo, si esprimeva anche nei programmi trasmessi dall&#8217;Eiar, che negli anni trenta, per il 50% erano di carattere musicale, per il 22% notiziari, conferenze e temi politici filogovernativi, per il 10% programmi per bambini, sport e pubblicità, il resto era riservato ad avvenimenti speciali e ai bollettini meteorologici. L&#8217;aspetto più importante dei compiti del regime in materia di sviluppo della radiofonia fu indicato da Arnaldo Mussolini, il quale sosteneva che, la radio, doveva conformarsi a rigorosi criteri di responsabilità, il suo sviluppo andava seguito e controllato con grande attenzione, poiché le trasmissioni non dovevano diffondere stupide canzonette di gusto discutibile, ma invece assolvere in modo piacevole, una funzione educativa. Il regime doveva esercitare una costante vigilanza contro il pericolo di una caduta nel &#8220;dilettantismo&#8221;, nella futilità del luogo comune, nella volgarità del cattivo gusto. I problemi posti da Arnaldo Mussolini, nel 1931 furono approfonditi dal Comitato superiore di vigilanza, che redasse un significativo rapporto, ma mise subito in evidenza, il limitato numero di apparecchi presso i contadini e gli operai urbani, e sottolineò la necessità di sviluppare nuove tecniche di comunicazione per sviluppare la radio come strumento di cultura. La prima soluzione fu quella di regalare, o far acquistare, ai vari gruppi del dopolavoro, alle scuole, agli istituti educativi del paese un apparecchio radio, organizzando inoltre anche gruppi d&#8217;ascolto. Il secondo problema, decisamente più complesso, fu affrontato sollecitando l&#8217;EIAR ha trasmettere programmi culturali, e sviluppare una nuova forma artistica i &#8220;radiodrammi&#8221; che potevano incidere più sottilmente nella formazione delle opinioni degli ascoltatori e furono chiamati a collaborare molti e importanti intellettuali dell&#8217;epoca.  Mussolini, da queste raccomandazioni pensò di dare origine a vari progetti di lungo respiro, per fare della radio uno strumento efficace di indottrinamento culturale e politico di massa.  Nel giugno del 1933 il regime creò l&#8217;Ente Radio Rurale, un organismo incaricato della distribuzione di apparecchi radio alle scuole elementari delle campagne, e nel 1934 Mussolini mise la Radio Rurale sotto le dirette dipendenze del Pnf e nominò Starace presidente. La Radio Rurale costituiva un nuovo aspetto della &#8220;rivoluzione culturale&#8221; fascista, e il vero scopo della Radio Rurale era naturalmente quello di portare sistematicamente la propaganda fascista alle masse della popolazione delle campagne, tradizionalmente isolate: Mauro Janni, critico culturale del &#8220;Popolo d&#8217;Italia&#8221;, scrisse un articolo in cui sosteneva la necessità che &#8220;un apparecchio radio in ogni casa&#8221; avrebbe fornito ai contadini un&#8217;informazione di fonte governativa su fatti politici, economici, culturali. Il 23 giugno 1935 il sottosegretariato per la stampa e la propaganda, sino ad allora alle dirette dipendenze della Presidenza del consiglio, fu trasformato in ministero e Galeazzo Ciano fu promosso ministro. Con questo provvedimento Mussolini mise sotto il controllo di questo ministero tutti gli strumenti di comunicazione, che in questo periodo usò al massimo per propagandare la preparazione alla guerra d&#8217;Etiopia. Raggruppare in un unico ministero le prerogative lasciate ad altri organi dello stato per controllare direttamente la propaganda e farne uno strumento efficace di controllo sulla radio, ma anche su tutti gli altri strumenti di comunicazione (cinema e stampa). La radio integrata nel Minculpop fu impiegata dai fascisti come efficace strumento della loro politica culturale, con diffusione regolare di programmi politici diffusi da popolari personaggi radiofonici i quali si dimostrarono capaci di fare delle loro trasmissioni di propaganda un&#8217;esperienza piacevole e interessante per gli ascoltatori. Dal 1936 il &#8220;giornale radio&#8221; e tutti i notiziari furono elaborati sotto la supervisione del ministero della stampa e propaganda. Nell&#8217;aprile del 1939 il governo Italiano e la Santa Sede conclusero un accordo che prevedeva la replica da parte dell&#8217;EIAR di trasmissioni vaticane. Occorre ricordare che la Radio Vaticana costituì una fonte d&#8217;informazione e cultura non soggetta alla censura del regime, di facile accesso, attaccava apertamente le scelte del governo contro la politica razzista dei fascisti e per il trattamento riservato alle associazioni cattoliche. Il regime aveva una forte preoccupazione per l&#8217;influenza delle radiotrasmissioni vaticane sul popolo italiano, questo ci suggerisce una considerazione sul peso non trascurabile che quelle trasmissioni dovettero avere nell&#8217;organizzazione del dissenso nell&#8217;Italia cattolica, che negli anni quaranta partecipò alla lotta partigiana. Negli anni trenta La Radio italiana fascista, svolse un ruolo di propaganda &#8220;culturale&#8221; piuttosto che politica, proprio per la sua natura pedagogica di adesione al regime. Dal giugno del 1940, il Governo Mussolini in previsione della guerra, cominciò ad organizzare le trasmissioni radiofoniche e all&#8217;Ispettorato per la radiodiffusione diede istruzioni precise per coordinare la propaganda radiofonica, dividendo la struttura dell&#8217;Ispettorato in tre settori:</p>
<p>a) trasmissioni destinate all&#8217;interno</p>
<p>b) trasmissioni destinate all&#8217;estero</p>
<p>c) intercettazione delle stazioni straniere ricevute in Italia.</p>
<p>La raccolta e la redazione di tutte le notizie da trasmettere furono affidate a due uffici:</p>
<p>a) Il Centro radio guerra, di nuova creazione, per le notizie militari.</p>
<p>b) Il &#8220;Giornale Radio&#8221; dell&#8217;EIAR per le notizie politiche.</p>
<p>Con l&#8217;entrata dell&#8217;Italia in guerra all&#8217;Ispettorato per la radiodiffusione furono assegnati consiglieri speciali, dell&#8217;esercito, della marina e dell&#8217;aviazione, per poter elaborare la propaganda radiofonica di concerto con l&#8217;autorità&#8217; militari. Il Minculpop dal dicembre del 1942, a causa del costante deterioramento della situazione militare, accentuò tutti gli sforzi della propaganda sul fronte interno, cercando di convincere gli italiani che il regime avrebbe raggiunto la vittoria finale, la necessità, quindi, del lavoro duro, del sacrificio e della disciplina di tutto il popolo. La politica radiofonica del regime fascista raggiunse successi considerevoli, creando da zero un nuovo e importante mezzo d&#8217;informazione politica e culturale di massa, la Radio che nel 1940 aveva circa due milioni di abbonati. Con il mezzo radiofonico, il fascismo riuscì a condurre ad una nuova esperienza culturale gli italiani di tutte le classi sociali e di ogni ambiente, dai contadini delle campagne, ai ceti medi urbani, agli operai dell&#8217;industria, ampliò la consapevolezza politica e culturale di molti italiani che altrimenti sarebbero rimasti isolati e tagliati fuori della vita moderna, facendoli anche sognare un mondo migliore. Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiara guerra, alla Francia e all&#8217;Inghilterra, sperando di poter trarre il vantaggio dalla possibile vittoria tedesca. Gli anni della guerra furono di grande sofferenza per l&#8217;Italia, (invitiamo ad approfondire su testi di storia ), nel 1943 inizia la progressiva sconfitta dei Nazi-Fascisti, il 10 luglio gli eserciti anglo americani sbarcano in Sicilia, gli avvenimenti portarono alla successiva caduta del regime fascista, il 25luglio del 1943 si dimette il governo, fu arrestato Mussolini e viene insediato il governo di Pietro Badoglio, inizia la ribellione degli Italiani che partecipano alla lotta partigiana.  La Radio, comincia a diffondere notizie fino a pochi giorni prima impensate, il 25 luglio il giornale Radio delle 22 dà la notizia dell&#8217;arresto di Mussolini. Gli avvenimenti si susseguono con tumultuosa velocità, Radio Palermo coordinata da Ugo Stille, direttore del Servizio informazioni delle Forze Alleate, il  6 agosto inizia a trasmettere,programmi, notizie, musiche americane e messaggi in codice ai partigiani, l&#8217;8 settembre 1943 alle ore 19 e 45 la radio diffonde la dichiarazione di Badoglio sull&#8217;armistizio. Dopo questa data in Sardegna fu improvvisata la prima radio libera da militari, a Bortigali poi trasferita a Cagliari in una grotta di Tuvumannu, nel campo militare di Is Mirrionis.<br />
A Roma il 10 settembre 1943 i tedeschi occupano la sede e gli impianti dell&#8217;EIAR, per due giorni la radio tace e quando riprende trasmette propaganda fascista e anti-alleati.<br />
Radio Bari l&#8217;11 settembre comincia a trasmettere con trasmettitori di 20 kw, potenza che consente di svolgere una preziosa funzione di sostegno per la Resistenza e le zone in guerra. La rubrica più ascoltata è «Italia combatte».<br />
I repubblichini il 10 novembre 1943, trasferiscono a Busto Arsizio, nel territorio della Repubblica Sociale Italiana, il potente centro radiofonico a O.C. di Roma-Prato Smeraldo, mandando in onda dal Nord il giornale radio dell&#8217;EIAR. Sono giorni e mesi tumultuosi, gli alleati risalgono con enorme difficoltà la penisola, l&#8217;esercito alleato entra in Roma il 5 giugno del 1944, il 6 giugno la Radio di Roma diffonde la notizia dello sbarco in Normandia, inizia una nuova gestione delle notizie e delle trasmissioni radiofoniche con la collaborazione di programmisti e intellettuali antifascisti. Il Governo delle autorità militari Alleati, il 14 luglio 1944 mette sotto controllo la nuova EIAR e insedia un Commissario, Luigi Rusca per la gestione delle attività radiofoniche per l&#8217;Italia centro-meridionale. <br />
L&#8217;E.I.A.R. simbolo della radiofonia fascista con il D.L.L. n. 457 del 26 ottobre 1944, cambia la denominazione e prende il nome di Radio Audizioni Italia ( R.A.I.)<a name="_ftnref14" href="http://www.tamtamonline.net/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/blank.htm#_ftn14">[14]</a></p>
<p>Nell&#8217;inverno del 1944-45 l&#8217;Italia non ha ancora ritrovato la sua unità e la vita democratica del paese lentamente, supera l&#8217;emergenza, rifiorendo verso la normalità. Il 20 aprile del 1945 ha termine il regime commissariale della RAI per l&#8217;Italia centro-meridionale e con la riunione dell&#8217;Assemblea Generale degli azionisti che eleggono un nuovo consiglio d&#8217;amministrazione. Il 25 aprile del 1945, i partigiani entrano nelle principali città del nord, con la fine delle ostilità il 27 aprile 1945 il Comitato di liberazione dell&#8217;Alta Italia nomina un commissario per la gestione delle attività radiofoniche nell&#8217;Italia settentrionale. Gli avvenimenti incalzano, il 2 giugno il comitato di liberazione nazionale, cui partecipano i partiti che hanno dato il loro contributo fondamentale alla resistenza, dichiarano che i comitati locali agiranno come &#8220;organi consultivi dello Stato democratico&#8221; e il CLN rappresenta l&#8217;embrione del nuovo stato repubblicano. Il 21 giugno 1945 è nominato il governo Parri che dopo pochi mesi avrà la sua prima crisi e si formerà il primo governo con un esponente della Democrazia Cristiana. Il 10 dicembre del 1945 si forma il primo governo De Gasperi e partecipano tutti i partiti che hanno costruito il Comitato di Liberazione Nazionale.</p>
<p>La RAI ricostituisce la sua unità. Il 15 dicembre si dimettono il consiglio d&#8217;amministrazione eletto il 20 aprile 1945 e il Commissario per l&#8217;Italia Settentrionale Maggiore Sinclar Noble Capo del A.P.B. L&#8217;assemblea generale degli azionisti elegge il nuovo Consiglio d&#8217;Amministrazione ricostituendo così l&#8217;unita&#8217; dell&#8217;Azienda. Il 22 dicembre del 1945 si riunisce il Consiglio d&#8217;Amministrazione ed elegge Presidente Il prof. Avv. Arturo Carlo Jemolo e Vicepresidente il Prof. Antonio Carrelli  e del dott. Mario Ferrari Aggradi,  Direttore Generale ing. Enrico Carra. Nomina l&#8217;Avv. Armando Rossini a capo del giornale radio e delle trasmissioni di carattere politico. Il nuovo consiglio di Amministrazione della RADIO Italiana (RAI)  fu così composto:</p>
<p>Consiglieri:Jemolo Prof Avv. Arturo Carlo,Carrelli Prof. Antonio, Ferrari Aggradi Dott. Mario, Carrara Ing. Enrico, Rossini Avv. Armando, Protto Rag. Camillo, Carocci Avv. Alberto.</p>
<p>Consiglieri rappresentanti del personale: Cerutti Ing. Alberico, Cristofaro Ing. Edoardo, De Grada Dott. Raffaele, Righini Prof. Pietro.</p>
<p>Segretario del consiglio Pacces Avv. Attilio</p>
<p>Rappresentanti dei Ministeri: Antinori Ing. Albino, Cavalletti Dott. Marchese Francesco, Passarella Dott. Giuseppe,Vicari Dott. Angelo.</p>
<p>Il consiglio all&#8217;inizio dei lavori ha votato il seguente ordine del giorno:</p>
<p>&#8221; Il nuovo Consiglio d&#8217;Amministrazione nell&#8217;iniziare i suoi lavori si propone di dare tutta la propria opera di risanamento economico dell&#8217;azienda, alle ricostruzioni ed ai perfezionamenti tecnici.</p>
<p>E&#8217; nel suo programma che la radio si ispiri alla più assoluta obbiettività ed imparzialità, sia nell&#8217;ambito politico che in quello artistico,con particolare riguardo a quello musicale, e porrà la massima cura perché questa obbiettività ed imparzialità sia assicurata. Fa voti al Governo perché prenda in esame le proposte già sottopostegli per la creazione di una Commissione di alta vigilanza sulle radioaudizioni.&#8221;</p>
<p>Il 1946 segnò l&#8217;inizio di un periodo di ripresa in ogni campo dell&#8217;attività&#8217; governativa per la ricostruzione del paese gravemente colpito dalle operazioni belliche. Vi furono le prime elezioni amministrative a partire dal 10 marzo per dare un governo locale e democratico alle 5722 amministrazioni comunali. Queste furono il banco di prova per la duplice elezione dell&#8217;assemblea costituente e per il referendum monarchia repubblica. Sul piano culturale musicale 11 maggio 1946 è inaugurato il Teatro alla Scala di Milano con un importante concerto diretto da Arturo Toscanini. La RAI con uno sforzo tecnico importante, trasmette in diretta tutto il concerto, diffuso contemporaneamente dai trasmettitori delle radio, di Gran Bretagna, Francia e Svizzera, trasmesso anche nel mondo tramite la stazione ad onde corte di Busto Arsizio. Il 2 giugno 1946 si vota; i risultati elettorali relativi al referendum furono favorevoli alla repubblica; il 25 giugno si insedia l&#8217;Assemblea costituente a Montecitorio e in quella occasione la RAI diede inizio alle trasmissioni radiofoniche di &#8220;oggi al parlamento&#8221;, come primo segnale di servizio pubblico e di trasparenza delle istituzioni democratiche appena elette. La ricostruzione va avanti, la RAI, potenzia il suo servizio; il 3 novembre 1946, attiva una seconda rete radiofonica: sono istituiti due diversi programmi a diffusione nazionale, denominati Rete Azzurra e Rete Rossa. La vita politica è in continuo assestamento e De Gasperi di ritorno dalla visita ufficiale negli Stati Uniti il 20 gennaio del 1947 presenta le dimissioni del suo gabinetto, ma dopo pochi giorni, il 2/2/47 costituisce il terzo governo De Gasperi. Si pone il problema sulle garanzie democratiche e sul controllo e l&#8217;accesso al più efficace strumento di comunicazione di massa, qual&#8217;è la radio; l&#8217;assemblea costituente con il D.L.C.P.S. del 3/4/1947 n. 428 istituisce una commissione parlamentare di vigilanza sull&#8217;indipendenza politica e l&#8217;obbiettività&#8217; informativa delle radiodiffusioni e un Comitato per la determinazione delle direttive di massima culturali, artistiche, educative, ecc. dei programmi, con funzioni consultive nei confronti del Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni. Esso detta anche norme in materia di controllo sugli impianti e servizi tecnici, di competenza dello stesso Ministero e di quello delle Finanze e del Tesoro. Gli eventi si susseguono, il Primo Maggio 1947 a Portella delle Ginestre il bandito Salvatore Giuliano alla testa di un manipolo di uomini spara con armi automatiche contro un corteo di popolo che festeggiava la festa dei lavoratori. Il 13 maggio 1947 si dimette il terzo governo De Gasperi, che è nuovamente riconfermato il 31 maggio 1947 e si forma il quarto governo De Gasperi, con una svolta importante: il PCI e il PSI non entrano nel governo e vanno all&#8217;opposizione. L&#8217;anno si chiude con un importante avvenimento per la nascente democrazia: il 22 dicembre de 1947 l&#8217;Assemblea Costituente approva il testo definitivo della Costituzione della Repubblica Italiana, che entra in vigore il 1° gennaio del 1948. Gli alleati e in particolare gli americani si impegnano ad aiutare la ricostruzione, con un concreto atto e il presidente degli USA, Harry Truman, il 3 aprile 1948 firma la legge per gli aiuti economici all&#8217;Europa, conosciuti come piano Marshall. Il Parlamento viene eletto dopo l&#8217;Assemblea Costituente e il 18 aprile del 1948 si svolgono le elezioni per eleggere i deputati della Repubblica. Un altro passo importante fa la nascente democrazia; 11maggio Luigi Einaudi è eletto presidente della Repubblica e il 12 Alcide De Gasperi presenta le dimissioni del suo quarto gabinetto che ricostituirà il 23 maggio 1948 con il quinto Governo. La RAI il 21  novembre 1948 termina  la ricostruzione della rete radiofonica ad Onda Media riuscendo così a coprire tutto il territorio nazionale con i suoi trasmettitori.</p>
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		<title>La diffusione del segnale televisivo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 16:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DISTRIBUZIONE TELEVISIVA]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1948 il matematico Claude E. Shannon riassume il modello comunicativo universale che possiamo sintetizzare in questi 5 punti:

1. una sorgente di informazione (contenuti)
2. un trasmettitore
3. una sorgente di rumore
4. un apparecchio ricevente
5. un destinatario del messaggio

Per diffondere un messaggio(contenuto) oltre ad una sorgente abbiamo bisogno di un trasmettitore e un apparecchio ricevente per far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1948 il matematico Claude E. Shannon riassume il modello comunicativo universale che possiamo sintetizzare in questi 5 punti:</p>
<ul>
<li>1. una sorgente di informazione (contenuti)</li>
<li>2. un trasmettitore</li>
<li>3. una sorgente di rumore</li>
<li>4. un apparecchio ricevente</li>
<li>5. un destinatario del messaggio</li>
</ul>
<p>Per diffondere un messaggio(contenuto) oltre ad una sorgente abbiamo bisogno di un trasmettitore e un apparecchio ricevente per far arrivare il messaggio ad un destinatario. Per effettuare questa operazione di trasporto di contenuti, da un punto ad un altro punto, abbiamo bisogno, oltre ad un trasmettitore, di un collegamento e di un apparecchio ricevente. Il collegamento avviene tramite un filo di rame, per il doppino telefonico, o tramite cavi più complessi(cavi coassiali) se i contenuti sono composti da immagini in movimenti e suoni. Questi collegamenti radiofonici (solo parole e musica) o televisivi (parole, musica e immagini in movimento) possono essere effettuati anche tramite l&#8217;etere, tramite apparecchiature chiamate ponti radio. I collegamenti sia radiofonici che televisivi servono per diffondere i contenuti, questi arriveranno ad un trasmettitore circolare che illuminerà una parte del territorio. L&#8217;insieme dei collegamenti e dei trasmettitori consente la diffusione dei contenuti su tutto il territorio nazionale. Possiamo paragonare questa struttura comunicativa ad una rete da pescatore, dove abbiamo dei fili collegati tra loro con dei nodi che consentono la formazione di rombi di varie dimensioni  per effettuare la pesca una volta in acqua. Le Reti di comunicazione per la diffusione di contenuti, sono strutturate secondo questa logica, in cui abbiamo dei collegamenti punto - punto, dei nodi con delle apparecchiature elettroniche, che consentono di diramare il segnale verso altri  collegamenti per arrivare al trasmettitore e diffondere il segnale con i relativi contenuti e coprire la parte di territorio prevista. L&#8217;ingresso nella rete di diffusione, avviene  nei centri Capo Rete che  istradano il segnale che porta i contenuti.</p>
<p>Nella televisione analogica terrestre, la diffusione dei contenuti può avvenire coprendo tutto il territorio nazionale, o coprendo il 90%÷99% della popolazione. Da un punto di vista della costruzione di una rete analogica TV per la diffusione di contenuti,questa differenza è importante, in quanto coprire tutto il territorio nazionale significa portare il segnale da diffondere anche nei più lontani e aspri territori, nel secondo caso(90%÷99% ) in cui il paramero di riferimento è solo l&#8217;indice di ascolto, basta coprire il territorio dove è concentrata la maggioranza della popolazione, con un minor dispendio economico nella costruzione della rete.</p>
<p>La RAI servizio pubblico porta il segnale TV analogico su tutto il territorio nazionale tramite la dorsale dei ponti fissi, alimentando con la sua rete <span style="text-decoration: underline;">2300 trasmettitori</span>, mentre Mediaset TV commerciale, con la sua rete alimenta <span style="text-decoration: underline;">1700 torri trasmittenti</span> e porta il suo segnale analogico solo nei grandi agglomerati urbani. La missione che questa TV commerciale si è assegnata, è essenzialmente la vendita della pubblicità, quindi  fare maggiori ascolti possibili, diffondendo il segnale con trasmettitori che coprono solo i territori ad alta intensità abitativa. Con il digitale e la diffusione satellitare, questa differenza di diffusione viene superata, avendo la possibilità di diffondere il segnale come la pioggia.</p>
<p>Vediamo come sono strutturate le reti della RAI e di Mediaste per diffondere i contenuti televisivi analogici.</p>
<p><strong>RAI Way  </strong></p>
<p>Rai Way, costituita il 27 luglio 1999, è <strong>operativa dal 1 marzo 2000 in seguito al conferimento del ramo d&#8217;azienda &#8220;Divisione Trasmissione e Diffusione&#8221; della Rai Radiotelevisione Italiana S.p.A. </strong>Gestisce la rete per la diffusione di contenuti  e Il C P TV di Roma è capo rete per  i collegamenti. I campi in cui opera e offre servizi principalmente per:</p>
<ul>
<li>1. RAI Radiotelevisione Italiana, il principale Cliente</li>
<li>2. Broadcaster nazionali ed internazionali</li>
<li>3. Operatori di telecomunicazioni</li>
<li>4. Amministrazioni pubbliche e Forze dell&#8217;ordine</li>
<li>5. Grandi aziende private</li>
</ul>
<p>RAI Way è proprietaria della rete di trasmissione e diffusione del segnale RAI, con un ruolo da protagonisti del broadcast in Italia: più di 50 anni a servizio della radio e della televisione un esperienza unica in questo specifico settore. Infatti ha ereditato e gestisce un patrimonio tecnico di Know how e di infrastrutture grazie al quale da sempre garantiamo ai cittadini il servizio pubblico delle reti televisive e radiofoniche RAI. I servizi che offre sono:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.raiway.rai.it/?cat=99"><strong>Tower Rental</strong></a> per l&#8217;ospitalità verso i siti presenti su tutto il territorio nazionale</li>
<li><a href="http://www.raiway.rai.it/?cat=101"><strong>Diffusione</strong></a> terrestre e satellitare dei segnali televisivi e radiofonici attraverso le reti di Rai Way</li>
<li><a href="http://www.raiway.rai.it/?cat=100"><strong>Trasmissione</strong></a> di segnali radiotelevisivi attraverso la rete di collegamento (ponti radio, satelliti e fibra ottica)</li>
<li><a href="http://www.raiway.rai.it/?cat=98"><strong>Network Services</strong></a> ovvero servizi di rete , basati sull&#8217;esperienza Rai Way nel broadcasting, come consulenze ingegneristiche <em>ad hoc</em>, valutazioni dell&#8217;impatto elettromagnetico e formazione tecnica</li>
</ul>
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		<title>Il digitale e il cinema</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 16:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DISTRIIBUZIONE CINEMATOGRAFICA]]></category>

		<category><![CDATA[Reti]]></category>

		<category><![CDATA[Reti e Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[La tecnologia digitale è entrata nella produzione di un film, anche nella fase di stampa della pellicola poiché dopo l’edizione in digitale può essere riversato in pellicola 35mm per essere proiettato nelle sale cinematografiche.
Questa innovazione digitale rende flessibile la lavorazione di un film in quanto un giovane regista che conosce la tecnologia digitale, può anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tecnologia digitale è entrata nella produzione di un film, anche nella fase di stampa della pellicola poiché dopo l’edizione in digitale può essere riversato in pellicola 35mm per essere proiettato nelle sale cinematografiche.<br />
Questa innovazione digitale rende flessibile la lavorazione di un film in quanto un giovane regista che conosce la tecnologia digitale, può anche in prima persona effettuare molti dei lavori affidati a professionalità pregiate e indispensabili con la pellicola per film, realizzati a basso costo in digitale.<br />
Questa possibilità è soprattutto lasciata ai giovani autori che vogliono realizzare una loro idea, un loro film.<br />
I film, in cui la qualità tecnica della lavorazione in tutte le sue fasi è importante iniziando dall’ideazione, tutte le professionalità previste sono necessarie anche perchè la definizione della pellicola 35mm, anche nella proiezione, è ancora non superata dall’elettronica digitale nel rapporto costi ricavi.<br />
Nell’Esercizio cinematografico l’innovazione tecnologica è avvenuta con l’introduzione delle multisale o Multiplex ovvero un teatro cinematografico o un cinema con un minimo di tre schermi, che propone una programmazione diversa nell’orario e un’offerta di fruizione di vari film. La gestione della proiezione della pellicola del film è affidata ad un computer che gestisce tutte le fasi svolte nei cinema monosale dal proiezionista.<br />
La diffusione dei film però, anche se non ad alta definizione come nella pellicola a 35mm, avviene nella Tv analogica, nella TV digitale terrestre, tramite la Tv satellitare digitale, con i DVD, sui computer tramite internet, sui telefonini, quindi una diffusione sempre più capillare, poiché il pubblico gradisce il racconto delle storie di fantasia con immagini in movimento.<br />
Questa moltiplicazione di fruizione è importante per la diffusione della lingua, della cultura, per la conoscenza di altre lingue e altre culture per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze in modo collettivo.</p>
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		<title>La radio ad onde corte</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 16:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DISTRIBUZIONE RADIO]]></category>

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Nel 1929 l&#8217;EIAR in località Prato Smeraldo, a 10 Km a sud di Roma, impiantava in 25 ettari di terreno la prima stazione radio a O.C. (onde corte) in Italia.
Le onde corte (shortwaves in inglese) sono uno spettro di frequenza che spazia da 3.000 KHz (pari a 3 MHz) fino a 30.000 KHz (pari a [...]]]></description>
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<p>Nel 1929 l&#8217;EIAR in località Prato Smeraldo, a 10 Km a sud di Roma, impiantava in 25 ettari di terreno la prima stazione radio a O.C. (onde corte) in Italia.</p>
<p>Le <strong>onde corte</strong> (<strong>shortwaves</strong> in inglese) sono uno spettro di frequenza che spazia da 3.000 KHz (pari a 3 MHz) fino a 30.000 KHz (pari a 30 MHz).</p>
<p>A differenza di altri spettri di frequenza nel campo radio, le onde corte permettono, con poca potenza, di effettuare collegamenti a lunghissima distanza, nonostante la curvatura della Terra, quindi dà la possibilità di trasmettere in tutto il mondo. Per Mussolini l&#8217;Imperialismo era &#8220;la legge eterna e immutabile della vita&#8221; e nel 1929 cambiò la politica estera Italiana nominando il 12 settembre del 1929 Dino Grandi Ministri degli Esteri.</p>
<p>La stazione Radio ad Onde Corte di Prato Smeraldo ha una storia importante, perché è legata alle esigenze dell&#8217;Impero Fascista. Mussolini negli anni 1922 - 1932 cercò l&#8217;espansione coloniale e il regime capì l&#8217;importanza di trasmettere nel mondo notiziari con l&#8217;interpretazione degli avvenimenti interni e internazionali favorevoli al Governo. Nel 1924 Guglielmo Marconi aveva perfezionato la radiocomunicazione ad Onde Corte al punto da poter realizzare la prima trasmissione dall&#8217;Inghilterra all&#8217;Australia. Il fascismo pensò anche di propagandare verso l&#8217;estero le scelte che il governo Mussolini stava compiendo, e nel 1929 l&#8217;EIAR in località Prato Smeraldo, a 10 chilometri a sud di Roma,impiantava in 25 ettari di terreno, la prima stazione radio ad onde corte in Italia per trasmettere in tutto il mondo in 22 lingue straniere notiziari con l&#8217;interpretazione degli avvenimenti interni e internazionali favorevoli al governo. Nello stesso anno Guglielmo Marconi per l&#8217;EIAR realizza a Roma la prima antenna per le trasmissioni in Onde corte, un&#8217;antenna particolare composta di due pali alti 80 metri che sorreggono dei fili opportunamente collegati che consentono di arrivare fino al Nord America alimentati da un trasmettitore di 7 kw Il 1° luglio del 1930, entra in funzione il Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo, la prima stazione che trasmette ad Onde corte per l&#8217;estero. Nel 1932 la BBC inaugura un servizio radiofonico in OC diretto a tutto l&#8217;impero Britannico e la comunità della G.B. Il Governo Mussolini nel 1934 per avere la possibilità di raggiungere altri paesi di specifico interesse dell&#8217;Italia Fascista, diede mandato all&#8217;EIAR di ampliare notevolmente l&#8217;impianto del &#8220;Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo&#8221;, che viene ristrutturato e le trasmissioni possono essere irradiate in tutto il mondo. In preparazione della guerra in Africa Orientale, viene inoltre inaugurato il 1 gennaio 1935 ad Addis Abeba alla presenza del Negus Hailé Sealassié, un impianto radiotrasmettitore capace di irradiare i programmi ricevuti da Prato Smeraldo, con un speciale impianto di ricezione multiplo,in grado di assicurare un perfetto e sicuro collegamento con Roma. I programmi costruiti per questo scopo potevano essere facilmente ricevuti in A.O.I. in qualsiasi stagione e in qualsiasi ora. Il 2 ottobre 1935 fu dichiarata la Guerra d&#8217;Etiopia (1935 - 1936) e quindi le trasmissioni irradiate dal &#8220;Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo&#8221;erano appositamente creati per i soldati Italiani che combattevano in Africa Orientale.  Va ricordato che da questa stazione venne trasmesso ai combattenti lo storico discorso del Duce per la proclamazione dell&#8217;Impero dopo la guerra d&#8217;Etiopia. Dal 1938 il &#8221; Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo&#8221; consentì l&#8217;invio di programmi regolari dall&#8217;Italia in modo da essere sicuramente e facilmente ricevuti nelle terre conquistate e nel mondo, per una &#8221; nuova e poderosa realizzazione dell&#8217;EIAR, che collegherà stabilmente in ogni momento Roma all&#8217;Impero e irradierà fin nei più lontani continenti le inconfutabili e solari verità che scaturiscono dal Genio del Duce e dalle realizzazioni del fascismo invitto e invincibile&#8221;.</p>
<p>Ricordiamo come il fascismo uno dei primi negli anni trenta ha usato la radio proprio per diffondere la propria ideologia iniziando dal1936 con le trasmissioni per l&#8217;Africa Orientale in italiano, per la Grecia in greco; per l&#8217;Estremo Oriente in inglese, cinese, giapponese, indostano.</p>
<p>Nel 1937 iniziano le Trasmissioni per gli italiani all&#8217;estero in italiano in tutti i continenti dell&#8217;emigrazione. Sempre nello stesso anno iniziano anche i programmi in lingua araba, turca, tedesca, francese, albanese, rumeno, bulgaro, ungherese, croato, spagnolo e portoghese per l&#8217;Europa. Il 22 aprile del 1937 viene istituito l&#8217;Ispettorato della Radiodiffusione fra le cui competenze rientra la gestione dei servizi giornalistici delle Onde corte. Continua la penetrazione del pensiero fascista e nel 1938 iniziano i programmi in lingua serba e danese. Viene potenziato questo servizio di propaganda verso il mondo con l&#8217;installazione di sei nuovi trasmettitori e viene ufficialmente costituito il Centro Radiofonico ad Onde corte di Roma a Prato Smeraldo. Con la guerra nel 1939 queste trasmissioni ad Onde corte vengono utilizzate per le operazioni militari. Per questo scopo iniziano le prime trasmissioni per l&#8217;Oceania in italiano e inglese e per l&#8217;Estremo Oriente in francese e amarico, 1940 iniziano le trasmissioni in olandese, persiano, corso, maltese, bengalino, pangiambico.<br />
mentre nel 1941 iniziano le trasmissioni in finlandese, svedese e thailandese.<br />
&#8220;Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo&#8221; nel 1943 in seguito alle direttive dell&#8217;Armistizio dell&#8217;8 settembre spegne i suoi trasmettitori e  vengono interrotte dall&#8217;Italia tutte le trasmissioni radiofoniche in Onde Corte.</p>
<p>L&#8217;Italia vuole tornare a parlare al mondo e agli italiani all&#8217;estero e la RAI stipula la Convenzione approvata con D.L. del 7-maggio 1948, n. 1132, che regola i rapporti fra il Governo e la RAI per la ricostruzione del Centro Radiofonico a onda corta di Roma-Prato Smeraldo, distrutto dagli eventi bellici, ed affida alla RAI la gestione tecnica delle trasmissioni per l&#8217;estero.</p>
<p>La RAI oggi realizza trasmissioni per gli Italiani all&#8217;estero in circa 30 lingue per gli altri paesi, la stazione radio ad O. C. di Prato Smeraldo trasmette programmi specifici verso il Nord, il Sud e il Centro America, l&#8217;Australia, il Medio e l&#8217;Estremo Oriente, il bacino del mediterraneo, il sud Africa e il nord Europa. In seguito alle direttive dell&#8217;Armistizio dell&#8217;8 settembre vengono interrotte dall&#8217;Italia tutte le trasmissioni radiofoniche in Onde corte. </p></div>
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		<title>Storia e sviluppo del cinema</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 16:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[CONTENUTI DEL CINEMA]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il cinema ovvero immagini in movimento, nato nel 1895, è figlio della Fotografia in cui fa i primi passi nel 1816 ebbe con Daguerre nel 1839 una prima importante divulgazione .
Il cinema racconta storie e nei primi 50 anni del 1900 è stato un elemento importante nella comunicazione di massa.
Oggi possiamo fare alcune considerazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Il cinema ovvero immagini in movimento, nato nel 1895, è figlio della Fotografia in cui fa i primi passi nel 1816 ebbe con Daguerre nel 1839 una prima importante divulgazione .<br />
Il cinema racconta storie e nei primi 50 anni del 1900 è stato un elemento importante nella comunicazione di massa.<br />
Oggi possiamo fare alcune considerazioni in quanto è uno dei mezzi di comunicazione di massa e forse il meno invasivo. Se vogliamo andare al cinema, scegliamo il film, scegliamo la sala dove vogliamo vederlo, usciamo da casa, compriamo il biglietto, lo vediamo insieme con altri, in silenzio, sul grande schermo. Il contenuto del cinema sono i film opera collettiva a cui concorrono varie professionalità dalla ideazione, alla realizzazione alla distribuzione.<br />
Quello che vogliamo porre l’accento è come l’innovazione tecnologica del digitale sta trasformando progressivamente questo strumento di comunicazione di massa.<br />
Ideazione parte dal soggetto cinematografico e Ugo Pirro ha scritto:<br />
<em>Un soggetto cinematografico si scrive con la penna e con la cinepresa</em>.<br />
Sono proprio questi due strumenti che sono modificati, infatti, oggi si scrive con il Computer che ci consente di fare altre operazioni per rendere al meglio la nostra idea nella sua stesura e nella revisione critica. Con il Computer scriviamo il soggetto, la scaletta, il trattamento, la sceneggiatura.<br />
In particolare vorrei soffermare l’attenzione sulla sceneggiatura in cui con il computer possono essere aggiunte delle immagini fisse, riprese durante i sopralluoghi, per rendere più rispondente l’idea alla fase realizativa.<br />
Molto utile usare il computer e la sua capacità di inserire immagini quando si scrive lo Story-borad che è una visualizzazione di un’idea di regia o anche quando si scrive la sceneggiatura tecnica.<br />
La tecnologia digitale con il computer rende meno complicato e forse più rispondente all’autore la stesura di un film.<br />
Le riprese. Chi si occupa di queste materie sa quanto è stato complicato girare un film. Ricordiamo che Nanni Moretti il suo primo film lo ha girato con la pellicola amatoriale “Super8” oggi la tecnologia digitale ci consente di girare un film con delle telecamere digitali che costano pochissimo rispetti agli anni passati. Quindi è vero che un film di un importante regista si gira con pellicola 35mm, ma è pur vero che molti film a basso costo si girano in elettronica che consentono minori costi.<br />
La pellicola non può esser riutilizzata e quindi le prove e le riprese hanno un costo.<br />
Oggi con le riprese in elettronica è possibile riutilizzare il supporto usato per la scena che riteniamo completamente sbagliata, non solo se riprendiamo solo in elettronica anche l’illuminazione della scena può essere meno costosa della stessa scena girata in pellicola..<br />
Con la ripresa elettronica è possibile non utilizzare l’operatore alla macchina e il regista può dare all’inquadratura il significato della sua idea.<br />
L’operatore quindi può essere usato per quei film dove il regista può girare in pellicola 35mm o non si sente capace di realizzare le inquadrature che ha in testa. Sicuramente se nelle riprese del film sono previste scene in cui serve l’illuminazione, il direttore della fotografia, che possiamo considerare un coautore del film diviene indispensabile.<br />
Nelle riprese è altrettanto importante il fonico o tecnico del suono che deve riprendere la voce degli attori, i rumori di fondo; oggi con le macchine da ripresa audio digitali (microfoni registratori ecc..) è possibile fare la ripresa diretta dei suoni, anche quando non è girato in uno studio cinematografico, evitando quindi tutta la fase del doppiaggio risparmiando sui costi del film.<br />
Edizione. Questa fase della lavorazione del film è dove maggiormente  è entrata la tecnologia digitale.<br />
Il montaggio ora è fatto solo con tecnologia digitale, infatti, anche quando il film è girato in pellicola si riversa in digitale e si effettua il montaggio fase che prima aveva costi nel riprodurre i vari rulli, oggi con la macchia AVID è possibile fare il montaggio. Altra fase è l’elaborazione elettronica delle immagini dove le riprese fatte possono essere rese spettacolari, mettendo l’attore in situazioni completamente diverse da quelle in cui stava durante le riprese  e montate in seguito. Quindi è possibile anche prevedere la scenografia virtuale eseguita con macchine digitali.<br />
La musica è un elemento importante in quanto sottolinea le immagini  della narrazione filmica. Se sono originali sono scritte e registrate in uno studio digitale appositamente attrezzato, anche in questo caso modificando secondo l’idea del musicista insieme al regista autore del film le musiche per meglio rendere il racconto. Se sono già in commercio metterle in fase di montaggio. Modificare, aggiungere suoni, rumori, parole, mettere le musiche, una sola persona, il montatore AVID può effettuare il lavoro che prima richiedeva altre professionalità.<br />
Tutte queste operazioni nei vari passaggi nella lavorazione di un film si possono fare con macchine digitali meno complesse di quelle professionali e chiunque abbia un programma di montaggio e un computer adatto può realizzarle.</p>
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		<title>Responsabilità pubblica dei Media</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 18:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Possiamo definire la responsabilità dei media come l&#8217;insieme dei processi attraverso i quali, televisione, giornali e radio, rispondono alle società di appartenenza in merito alla qualità e alle conseguenze di quanto da essi diffuso, con particolare attenzione alle questioni di bene pubblico. In linea con le principali teorie normative, la responsabilità dei media dovrebbe soddisfare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Possiamo definire la responsabilità dei media come l&#8217;insieme dei processi attraverso i quali, televisione, giornali e radio, rispondono alle società di appartenenza in merito alla qualità e alle conseguenze di quanto da essi diffuso, con particolare attenzione alle questioni di bene pubblico. In linea con le principali teorie normative, la responsabilità dei media dovrebbe soddisfare tre criteri:</p>
<p>• rispettare il diritto di libertà di diffusione;<br />
• prevenire o limitare i danni agli individui o alla società derivanti dalla diffusione di particolari contenuti;<br />
• promuovere gli aspetti positivi della diffusione, limitandone gli aspetti restrittivi.</p>
<p>Il primo criterio riflette il primato dell&#8217;esigenza della libertà di espressione nei regimi democratici; il secondo implica che i doveri nei confronti della società sono riferiti ai singoli individui con i propri diritti, bisogni e interessi; il terzo criterio pone infine l&#8217;attenzione sul dialogo e l&#8217;interazione tra media e altre istituzioni della società. Prendendo in esame il terzo principio, possiamo distinguere due diversi livelli di responsabilità: uno interno e l&#8217;altro esterno. Il primo comporta una serie di controlli a catena all&#8217;interno dell&#8217;istituzione mediale, tale che la diffusione di determinati contenuti avviene sotto la responsabilità dell&#8217;organizzazione mediale e dei suoi proprietari. Questo livello comporta alcune importanti considerazioni sulla libertà e autonomia di espressione di coloro che lavorano in aziende che si occupano di comunicazione di massa. Il controllo interno spesso non garantisce i principi di libertà di espressione, causa autocensura, o in generale risulta favorevole, nella maggior parte dei casi, agli interessi dei proprietari dei media rispetto ai doveri nei riguardi della società. Il livello indiretto è rivolto a tutte le relazioni che i media hanno nei confronti dei seguenti attori:</p>
<p>• pubblicitari e sponsor<br />
• i soggetti delle informazioni o delle notizie<br />
• l&#8217;opinione pubblica, intesa qui come &#8220;la società nel suo insieme&#8221;<br />
• vari gruppi di interesse e di pressione colpiti dalla diffusione di determinati contenuti mediali.</p>
<p>Da questo quadro d&#8217;insieme possiamo vedere come i media siano sottoposti a doveri e diritti nei confronti di vari soggetti sociali. Questa dipendenza e questi rapporti intrecciati, quindi, fanno dei media un facile bersaglio da parte di tutti gli agenti coinvolti. La legislatura e le regolamentazioni sono spesso inefficaci, difficili da applicare, e spesso divenute desuete, per garantire una lineare forma di garanzia. Sia nel caso delle ingerenze interne che in quelle esterne, le responsabilità dei media risultano poco trasparenti, scontrandosi, spesso, con lo spirito di una società aperta e democratica.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;influenza della televisione sulla società</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 18:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[CONTENUTI DELLA TV]]></category>

		<category><![CDATA[Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;I mass media sono ormai da tempo usciti dal loro spazio mediale per investire dall&#8217;interno la vita reale, proprio come fa il virus con una cellula normale&#8220;.         J. Baudrillard
Il 3 Gennaio 1954 il mondo della comunicazione in Italia viene rivoluzionato, assistiamo alla prima trasmissione della televisione pubblica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>I mass media sono ormai da tempo usciti dal loro spazio mediale per investire dall&#8217;interno la vita reale, proprio come fa il virus con una cellula normale</em>&#8220;.         J. Baudrillard</p>
<p>Il 3 Gennaio 1954 il mondo della comunicazione in Italia viene rivoluzionato, assistiamo alla prima trasmissione della televisione pubblica. La comunicazione elettronica ha attraversato diverse fasi: dalla radio allatelevisione, dalla fase monopolistica a quella duopolistica degli anni Ottanta del XX secolo, arrivando agli anni Novanta in cui nascono le paytv fino alla recente nascita di internet.</p>
<p>La televisione ha cambiato le abitudini della nostra società: ha contribuito all&#8217;alfabetizzazione del nostro paese, alla nascita di una cultura di massa, ha permesso la conoscenza delle abitudini e della storia di etnie diverse, di paesi lontani dal nostro, ci ha fatto sentire parte del mondo, attraverso immagini, suoni e notizie provenienti da luoghi spesso sconosciuti a molti. Il suo contributo è rilevante sia a livello informativo sia educativo, nonché di intrattenimento; la tv è una fedele amica, un surrogato del dialogo, una finestra sul mondo. Dietro a questo affascinante medium di comunicazione si muovono persone, ideali ed interessi economici di grande portata. Non tutto ciò che vediamo è frutto di un impegno volto all&#8217;educazione o alla pura informazionedel pubblico. Il rischio che corrono gli utenti della televisione generalista di oggi, è quello di credere, senza capacità critica, a tutto ciò che viene mostrato e dichiarato. </p>
<p>Con la nascita e lo sviluppo della neotelevisione negli anni Ottanta, i confini tra i generi si ammorbidiscono e si lasciano contaminare dall&#8217;intrattenimento. Nasce così l&#8217;Infotainment, un ibrido tra informazione ed intrattenimento,di cui la televisione attuale fa largo uso, e al quale il pubblico si è abituato a tal punto da non accorgersi dei danni che spesso subisce. L&#8217;Infotainment ha &#8220;ucciso&#8221; le inchieste e le trasmissioni di approfondimento delle notizie dando vita ad un&#8217;informazione spettacolarizzata, volta all&#8217;aumento degli ascolti più che alla formazione di un giudizio critico del pubblico. Un&#8217;ulteriore differenza dalla veterotelevisione, risiede nel fatto che per le trasmissioni televisive il cliente non è più il pubblico, bensì gli investitori pubblicitari. La merce di scambio, in questo caso, diventa l&#8217;audience di un programma, l&#8217;ascolto medio giornaliero di una trasmissione. Gli interessi economici giocano un ruolo fondamentale anche nella televisione pubblica, i cui proventi derivano dal canone, dai finanziamenti statali e dalla pubblicità. Il rischio che la Rai sta correndo, e che in parte già si è verificato, è quello di omologarsi alla televisione commerciale, sia nella struttura, che nei contenuti qualunquistici dei programmi. </p>
<p>In questo quadro di insieme si aggiunge un tassello che suscita, sin dagli esordi del medium comunicativo, gravi preoccupazioni: l&#8217;ingerenza della politica nella televisione pubblica. Da sempre la televisione è stata vista come un potente mezzo di comunicazione, come portatrice di valori di facile diffusione; la sfera politica, sia della Prima che della Seconda Repubblica, ha usato questo canale comunicativo per i propri interessi, nel senso più lato del termine. L&#8217;ingerenza politica ha causato danni non solo di carattere estetico, con l&#8217;abbandono di trasmissioni di spessore culturale per dare spazio a quelle di intrattenimento qualunquistico, ha soprattutto innescato un meccanismo per il quale le nuove generazioni hanno avuto come unico modello una televisione fatta di veline, reality, talk show e gossip, difficilmente smantellabile. Inoltre, la totale assenza di osmosi tra le reti televisive e i nuovi media, ha impedito lo sviluppo di questi ultimi, costretti a provvedere da soli al proprio sostentamento, non potendo contare sull&#8217;apporto professionale, economico e gestionale delle reti (è consuetudine, ad esempio, delle Direzioni di rete, acquisire i diritti per trasmettere soltanto per la televisione). Questo modo bizzarro d&#8217;intendere la multimedialità come mera giustapposizione di singole monomedialità, piuttosto che come convergenza e integrazione tra media differenti, ha prodotto uno scenario di tipo feudale. In ogni caso la Rai, tranne alcune lodevoli eccezioni, così com&#8217;è organizzata, non è assolutamente in grado di reggere il confronto, su questo terreno, con la concorrenza interna e internazionale. Il nuovo obiettivo della televisione pubblica deve essere pensato contestualizzando i principi sui quali si basava la veterotelevisione.<br />
Solo attraverso la centralità del presupposto di funzione pubblica della nuova televisione, la Rai riuscirà a diventare un&#8217;azienda leader in Europa non solo per produzione e audience, ma per correttezza, missione educatrice e pluralismo dell&#8217;informazione.</p>
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