Storia e diffusione della Radio in Italia
“Unione Radiofonica Italiana, Stazione di Roma 1-RO, trasmissione del concerto inaugurale”
Con questo annuncio il 6 ottobre del 1924 andò in onda la prima trasmissione radiofonica italiana diffusa dalla stazione trasmittente sita in una baracca di tipo militare in località S. Filippo.(Roma oggi piazza delle Muse,nell’attuale quartiere Parioli, all’epoca in aperta campagna). Maria Luisa Boncompagni prima annunciatrice radiofonica del mondo (così vuole l’agiografia ufficiale), alle ore 21 dai microfoni della neonata URI (Unione Radiofonica Italiana) nello studio costruito a Palazzo Corrodi in Via Maria Cristina 5 (nei pressi di piazza del Popolo) annunciò l’inizio delle trasmissioni.
Il primo programma fu un concerto presentato da Ines Viviani Donarelli, moglie del direttore artistico della società e uno dei quattro musicisti che eseguirono musiche di Haydn. Si è molto discusso sulla primogenitura di questo storico annuncio:
La radiofonia nasce ufficialmente dopo la marcia su Roma (28 ottobre 1922) e il suo sviluppo é legato a quello del regime fascista. Mussolini, era appena diventato Primo Ministro si trovava ad affrontare il ruolo di questo nuovo mezzo di comunicazione, ma non comprese subito il valore della radio, come veicolo di propaganda, quindi come mezzo di penetrazione culturale. Con la radio i contenuti (parole e musica) sono immateriali, realizzati e distribuiti attraverso le onde elettromagnetiche, ascoltate dal pubblico, attraverso un apparecchio ricevente, a casa o in un luogo pubblico. Nelle intenzioni del Duce, la comunicazione fascista doveva persuadere, piuttosto che informare, esaltare la componente emotiva e non usare la tecnica dell’argomentazione per divulgare dei concetti. I discorsi dovevano esaltare la componente affettiva del pubblico rassicurandolo avendo un atteggiamento familiare.
Il 18 novembre del 1922 Giacomo Acerbo, sottosegretario alla presidenza, ricevette un promemoria segreto da Filippo Bonacci, portavoce di un gruppo privato, interessato a promuovere la formazione di una rete radiofonica in Italia. Il documento letto da Mussolini, sottolineava che tanto il pubblico che il governo fascista avevano importanti interessi economici e politici nello sviluppo della radiofonia.
Gugliemo Marconi aveva precedentemente presentato un progetto per la creazione di una rete radiofonica nazionale, ma questa sua proposta non aveva ricevuto ascolto. Le altre potenze, già cominciavano a sviluppare le comunicazioni radiofoniche, in Gran Bretagna il 23 febbraio 1920 dalle stazioni di Guglielmo Marconi di Chelmsford inizio in primo servizio regolare e negli USA il 3 novembre del 1920 la KDKA inizio a trasmettere regolarmente, vendendo anche i propri ricevitori, quindi l’Italia restava la sola priva di un’efficiente rete radiofonica. In Italia, fin dal 1910 nel periodo in cui stava sviluppando la prima rivoluzione industriale, durante il Governo Luzzatti, si era cominciato a parlare di Radiotelefonia ad uso civile. La comunicazione era in una fase di crescita e il 30 giugno del 1910, in funzione delle recenti innovazioni tecnologiche fu emanata la legge n. 395, in cui si assegnavano allo stato tutte le comunicazioni senza fili per ragioni militari e di sicurezza nazionale, lasciando una generica possibilità di assegnare delle concessioni a società private. Con questa legge il Governo pensava che era possibile passare da esperienze pionieristiche a un’organizzazione industriale commerciale. La prima Guerra Mondiale( 24 maggio 1915 - 11 novembre 1918) e la successiva crisi economica e sociale post bellica bloccarono tutti i progetti in corso e l’attuazione delle norme esplicative delle leggi in materia di comunicazione che il Parlamento aveva varato. L’avvocato romano Filippo Bonacci nel suo promemoria faceva sapere che Guglielmo Marconi e un gruppo di investitori privati avevano dato vita ad una società nota come Sisert ( Società Italiana Servizi Radiotelegrafici e Radiotelefonici) e che l’inventore era disposto a mettere a disposizione del regime con tutti i suoi brevetti, in cambio di una concessione governativa che gli consentisse di organizzare un sistema radiofonico di portata nazionale e mondiale. Mussolini respinse la proposta di Guglielmo Marconi, ma volle comunque emanare un decreto per tutelare lo stato: il 8 febbraio 1923 fu emanato il Regio Decreto n. 1067, che stabilì allo Stato, la riserva dell’impianto e l’esercizio di telecomunicazioni per mezzo di onde elettromagnetiche senza uso di fili, nonché la facoltà del Governo di accordarli in concessione. Il decreto fu poi anche ampliato in una successiva stesura e riservava allo Stato, tramite l’autorità politica locale, il visto preventivo alla divulgazione di notizie che potevano perturbare l’ordine pubblico o che erano comunque ritenute dannose allo stato. Marconi cercava di convincere Mussolini ad agire, ma altre compagnie private erano sorte con l’intento di sfruttare il potenziale economico delle trasmissioni radiofoniche. Nell’ attesa di una decisione ufficiale del governo, Costanzo Ciano, Ministro delle Poste, appoggiò l’elaborazione di progetti per la creazione della prima grande stazione radiofonica commerciale italiana. Marconi, contribuì a costruire una stazione radiofonica a Roma insieme all’Uri (Unione Radiofonica Italiana), una società privata costituita nell’agosto del 1924. Con il permesso tacito del regime dal 6 ottobre 1924 la stazione romana incominciò a diffondere i primi programmi sperimentali. Queste prime trasmissioni consistevano fondamentalmente in concerti, musica religiosa e musica di successo, terminavano sempre con il ritornello dell’inno fascista “giovinezza, ma questa non era ancora la propaganda governativa fatta attraverso la radio. Il 27 novembre 1924 fu approvata la Convenzione tra l’URI e il Ministero delle Comunicazioni, trasformato successivamente con il Regio Decreto n. 2191 del 14 dicembre 1924, e si stabilii che con la convenzione all’URI era concessa l’esclusiva dei “servizi i di radioaudizioni circolari” su tutto il territorio nazionale, per la durata prorogabile di sei anni[6]. L’ Uri inoltre aveva l’obbligo di impiantare altre stazioni oltre quella di Roma, a Milano, a Napoli o a Palermo. Il 31 ottobre del 1924 con delibera del Governo Mussolini l’agenzia di Informazione giornalistica Stefani, divenuta di proprietà di un fedelissimo di Mussolini Manlio Morgagni, era l’unica fonte per diffondere le notizie attraverso la Radio in Italia. Nell’ottobre del 1925, la stazione radiofonica di Milano, cominciò le sue regolari trasmissioni, ma dopo uno studio voluto dal ministero delle Poste, con il Regio D L del 23 ottobre 1925 si stabilì che l’Uri doveva aumentare la potenza e il numero degli impianti.
La radio fin dai suoi inizi ebbe il compito di cooperare con il Governo Nazionale alla formazione della nuova Italia che si stava costruendo. Fu utilizzata, dunque, durante la crisi economica con la “battaglia del grano” seguita dalla “battaglia della lira” e dalla ” campagna per la produzione nazionale”, e il fascismo si accorse che la radiofonia portava un notevole contributo alla propaganda diffondendo la parola del Duce e di tutte le altre eminenti personalità del governo e del Partito Fascista. Nel 1926 si trasmettevano concerti sinfonici e intere opere liriche e verso la fine dell’anno si fecero le prime trasmissioni da importanti teatri quali l’Argentina e l’Eliseo di Roma, il Lirico di Milano, il S.Carlo di Napoli. Nel 1926 Mussolini creò una commissione regia, presieduta dal segretario del Pnf Augusto Turati, incaricata di esaminare tutti gli aspetti delle radiotrasmissioni e di avanzare proposte che furono raccolte nel rapporto:
1) la costruzione di una stazione trasmittente grande e potente a Roma e di emittenti più piccole a Genova, Firenze, Palermo, Torino, Trieste;
2) La creazione di una nuova società radiofonica in sostituzione dell’Uri;
3) la nomina di una commissione permanente fornita di pieni poteri per l’esercizio del controllo governativo sulla radio.
Queste proposte furono concretizzate col R.D.L. n.2207 del 17/11/1927 che fondava su nuove basi l’Ente concessionario dei servizi di radioaudizione circolare e l’Uri era trasformato in E.I.A.R. A questa nuova concessionaria partecipavano l’Unione Radiofonica Italiana, cui aderivano i costruttori e i commercianti di materiali radiofonici, imprese e Società per la produzione vendita e utilizzazione di elettricità, la Società autori, editori di musica. Venne anche costituito un Comitato Superiore di vigilanza sulle radio-diffusioni con lo scopo di esercitare un controllo e studiare provvedimenti capaci di migliorare e incrementare lo sviluppo del servizio: la presidenza fu affidata a Tommaso Tittoni presidente del Senato, con Giuseppe Mulè per la letteratura, Gaetano Polverelli per il giornalismo, Fausto Martini per le arti figurative Piero Mascagni per la musica, Lucio D’Ambra per la poesia, Gino Pierantoni per il teatro e il cinema. I membri del comitato esaminavano i testi e gli schemi dei programmi destinati alla radiodiffusione e censuravano il contenuto di tutte le trasmissioni. Con la fine del 1928 l’Italia aveva una rete radiofonica nazionale, nelle mani dello Stato, con i poteri di controllo sulla selezione e la distribuzione del materiale da trasmettere. Gli abbonati alla fine del 1928 erano 61.500 e anche considerando una media di 10 ascoltatori per ogni apparecchio radio gli italiani raggiunti dalla radiofonia erano sempre pochi per il costo del ricevitore. Dal 1926 le trasmissioni radiofoniche andarono sempre più politicizzandosi, e il regime iniziò a usare la radio per propagandare le sue scelte. Il 4 novembre 1925 Musolini parlò per la prima volta alla radio dal teatro Costanzi di Roma, a questo primo esperimento né seguirono altri, l’occasione fu il famoso discorso di Mussolini sulla ” battaglia del grano” del 10 ottobre 1926, e il Pnf organizzò in tutta Italia gruppi di ascolto, per aumentare gli ascoltatori rispetto ai pochi apparecchi radiofonici diffusi nel paese. Altri gerarchi, come Augusto Turati o Carlo Delcroix parlavano spesso alla radio, ma nell’insieme questi primi esperimenti di propaganda restarono, per qualche tempo isolati, il fascismo scelse di entrare nei programmi radiofonici tramite i notiziari forniti dall’Agenzia governativa Stefani. Nel 1928 fu costituito”l’Ufficio stampa del Presidente del Consiglio” e Mussolini lo mise alle sue dirette dipendenze affidandolo ad un fascista della prima ora l’On. Lando Ferretti. Dal 1929, su insistenza del governo fu creato il “Giornale Radio”, per diffondere regolarmente dei notiziari, filogovernativi, con sei trasmissioni quotidiane di lunghezza compresa tra i dieci minuti e mezzora, dando succinte notizie sui progressi del regime, sugli avvenimenti internazionali e propagandando le attività dei gerarchi più in vista e sicuramente fu il primo grosso tentativo di fornire agli italiani, in modo sistematico un’informazione controllata.
Propagandare la parola del Duce e gli atti del governo e del Pnf in Italia e all’estero, con questo programma, Lando Ferretti, capo Ufficio Stampa di Mussolini, dette istruzioni all’EIAR, di approntare attrezzature per trasmettere la radiocronaca diretta dei discorsi che Musolini faceva dal balcone del suo ufficio alla folla che riempiva Piazza Venezia a Roma, ma anche, di tutte le assemblee pubbliche del Pnf e del Governo. La politica culturale del fascismo, si esprimeva anche nei programmi trasmessi dall’Eiar, che negli anni trenta, per il 50% erano di carattere musicale, per il 22% notiziari, conferenze e temi politici filogovernativi, per il 10% programmi per bambini, sport e pubblicità, il resto era riservato ad avvenimenti speciali e ai bollettini meteorologici. L’aspetto più importante dei compiti del regime in materia di sviluppo della radiofonia fu indicato da Arnaldo Mussolini, il quale sosteneva che, la radio, doveva conformarsi a rigorosi criteri di responsabilità, il suo sviluppo andava seguito e controllato con grande attenzione, poiché le trasmissioni non dovevano diffondere stupide canzonette di gusto discutibile, ma invece assolvere in modo piacevole, una funzione educativa. Il regime doveva esercitare una costante vigilanza contro il pericolo di una caduta nel “dilettantismo”, nella futilità del luogo comune, nella volgarità del cattivo gusto. I problemi posti da Arnaldo Mussolini, nel 1931 furono approfonditi dal Comitato superiore di vigilanza, che redasse un significativo rapporto, ma mise subito in evidenza, il limitato numero di apparecchi presso i contadini e gli operai urbani, e sottolineò la necessità di sviluppare nuove tecniche di comunicazione per sviluppare la radio come strumento di cultura. La prima soluzione fu quella di regalare, o far acquistare, ai vari gruppi del dopolavoro, alle scuole, agli istituti educativi del paese un apparecchio radio, organizzando inoltre anche gruppi d’ascolto. Il secondo problema, decisamente più complesso, fu affrontato sollecitando l’EIAR ha trasmettere programmi culturali, e sviluppare una nuova forma artistica i “radiodrammi” che potevano incidere più sottilmente nella formazione delle opinioni degli ascoltatori e furono chiamati a collaborare molti e importanti intellettuali dell’epoca. Mussolini, da queste raccomandazioni pensò di dare origine a vari progetti di lungo respiro, per fare della radio uno strumento efficace di indottrinamento culturale e politico di massa. Nel giugno del 1933 il regime creò l’Ente Radio Rurale, un organismo incaricato della distribuzione di apparecchi radio alle scuole elementari delle campagne, e nel 1934 Mussolini mise la Radio Rurale sotto le dirette dipendenze del Pnf e nominò Starace presidente. La Radio Rurale costituiva un nuovo aspetto della “rivoluzione culturale” fascista, e il vero scopo della Radio Rurale era naturalmente quello di portare sistematicamente la propaganda fascista alle masse della popolazione delle campagne, tradizionalmente isolate: Mauro Janni, critico culturale del “Popolo d’Italia”, scrisse un articolo in cui sosteneva la necessità che “un apparecchio radio in ogni casa” avrebbe fornito ai contadini un’informazione di fonte governativa su fatti politici, economici, culturali. Il 23 giugno 1935 il sottosegretariato per la stampa e la propaganda, sino ad allora alle dirette dipendenze della Presidenza del consiglio, fu trasformato in ministero e Galeazzo Ciano fu promosso ministro. Con questo provvedimento Mussolini mise sotto il controllo di questo ministero tutti gli strumenti di comunicazione, che in questo periodo usò al massimo per propagandare la preparazione alla guerra d’Etiopia. Raggruppare in un unico ministero le prerogative lasciate ad altri organi dello stato per controllare direttamente la propaganda e farne uno strumento efficace di controllo sulla radio, ma anche su tutti gli altri strumenti di comunicazione (cinema e stampa). La radio integrata nel Minculpop fu impiegata dai fascisti come efficace strumento della loro politica culturale, con diffusione regolare di programmi politici diffusi da popolari personaggi radiofonici i quali si dimostrarono capaci di fare delle loro trasmissioni di propaganda un’esperienza piacevole e interessante per gli ascoltatori. Dal 1936 il “giornale radio” e tutti i notiziari furono elaborati sotto la supervisione del ministero della stampa e propaganda. Nell’aprile del 1939 il governo Italiano e la Santa Sede conclusero un accordo che prevedeva la replica da parte dell’EIAR di trasmissioni vaticane. Occorre ricordare che la Radio Vaticana costituì una fonte d’informazione e cultura non soggetta alla censura del regime, di facile accesso, attaccava apertamente le scelte del governo contro la politica razzista dei fascisti e per il trattamento riservato alle associazioni cattoliche. Il regime aveva una forte preoccupazione per l’influenza delle radiotrasmissioni vaticane sul popolo italiano, questo ci suggerisce una considerazione sul peso non trascurabile che quelle trasmissioni dovettero avere nell’organizzazione del dissenso nell’Italia cattolica, che negli anni quaranta partecipò alla lotta partigiana. Negli anni trenta La Radio italiana fascista, svolse un ruolo di propaganda “culturale” piuttosto che politica, proprio per la sua natura pedagogica di adesione al regime. Dal giugno del 1940, il Governo Mussolini in previsione della guerra, cominciò ad organizzare le trasmissioni radiofoniche e all’Ispettorato per la radiodiffusione diede istruzioni precise per coordinare la propaganda radiofonica, dividendo la struttura dell’Ispettorato in tre settori:
a) trasmissioni destinate all’interno
b) trasmissioni destinate all’estero
c) intercettazione delle stazioni straniere ricevute in Italia.
La raccolta e la redazione di tutte le notizie da trasmettere furono affidate a due uffici:
a) Il Centro radio guerra, di nuova creazione, per le notizie militari.
b) Il “Giornale Radio” dell’EIAR per le notizie politiche.
Con l’entrata dell’Italia in guerra all’Ispettorato per la radiodiffusione furono assegnati consiglieri speciali, dell’esercito, della marina e dell’aviazione, per poter elaborare la propaganda radiofonica di concerto con l’autorità’ militari. Il Minculpop dal dicembre del 1942, a causa del costante deterioramento della situazione militare, accentuò tutti gli sforzi della propaganda sul fronte interno, cercando di convincere gli italiani che il regime avrebbe raggiunto la vittoria finale, la necessità, quindi, del lavoro duro, del sacrificio e della disciplina di tutto il popolo. La politica radiofonica del regime fascista raggiunse successi considerevoli, creando da zero un nuovo e importante mezzo d’informazione politica e culturale di massa, la Radio che nel 1940 aveva circa due milioni di abbonati. Con il mezzo radiofonico, il fascismo riuscì a condurre ad una nuova esperienza culturale gli italiani di tutte le classi sociali e di ogni ambiente, dai contadini delle campagne, ai ceti medi urbani, agli operai dell’industria, ampliò la consapevolezza politica e culturale di molti italiani che altrimenti sarebbero rimasti isolati e tagliati fuori della vita moderna, facendoli anche sognare un mondo migliore. Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiara guerra, alla Francia e all’Inghilterra, sperando di poter trarre il vantaggio dalla possibile vittoria tedesca. Gli anni della guerra furono di grande sofferenza per l’Italia, (invitiamo ad approfondire su testi di storia ), nel 1943 inizia la progressiva sconfitta dei Nazi-Fascisti, il 10 luglio gli eserciti anglo americani sbarcano in Sicilia, gli avvenimenti portarono alla successiva caduta del regime fascista, il 25luglio del 1943 si dimette il governo, fu arrestato Mussolini e viene insediato il governo di Pietro Badoglio, inizia la ribellione degli Italiani che partecipano alla lotta partigiana. La Radio, comincia a diffondere notizie fino a pochi giorni prima impensate, il 25 luglio il giornale Radio delle 22 dà la notizia dell’arresto di Mussolini. Gli avvenimenti si susseguono con tumultuosa velocità, Radio Palermo coordinata da Ugo Stille, direttore del Servizio informazioni delle Forze Alleate, il 6 agosto inizia a trasmettere,programmi, notizie, musiche americane e messaggi in codice ai partigiani, l’8 settembre 1943 alle ore 19 e 45 la radio diffonde la dichiarazione di Badoglio sull’armistizio. Dopo questa data in Sardegna fu improvvisata la prima radio libera da militari, a Bortigali poi trasferita a Cagliari in una grotta di Tuvumannu, nel campo militare di Is Mirrionis.
A Roma il 10 settembre 1943 i tedeschi occupano la sede e gli impianti dell’EIAR, per due giorni la radio tace e quando riprende trasmette propaganda fascista e anti-alleati.
Radio Bari l’11 settembre comincia a trasmettere con trasmettitori di 20 kw, potenza che consente di svolgere una preziosa funzione di sostegno per la Resistenza e le zone in guerra. La rubrica più ascoltata è «Italia combatte».
I repubblichini il 10 novembre 1943, trasferiscono a Busto Arsizio, nel territorio della Repubblica Sociale Italiana, il potente centro radiofonico a O.C. di Roma-Prato Smeraldo, mandando in onda dal Nord il giornale radio dell’EIAR. Sono giorni e mesi tumultuosi, gli alleati risalgono con enorme difficoltà la penisola, l’esercito alleato entra in Roma il 5 giugno del 1944, il 6 giugno la Radio di Roma diffonde la notizia dello sbarco in Normandia, inizia una nuova gestione delle notizie e delle trasmissioni radiofoniche con la collaborazione di programmisti e intellettuali antifascisti. Il Governo delle autorità militari Alleati, il 14 luglio 1944 mette sotto controllo la nuova EIAR e insedia un Commissario, Luigi Rusca per la gestione delle attività radiofoniche per l’Italia centro-meridionale.
L’E.I.A.R. simbolo della radiofonia fascista con il D.L.L. n. 457 del 26 ottobre 1944, cambia la denominazione e prende il nome di Radio Audizioni Italia ( R.A.I.)[14]
Nell’inverno del 1944-45 l’Italia non ha ancora ritrovato la sua unità e la vita democratica del paese lentamente, supera l’emergenza, rifiorendo verso la normalità. Il 20 aprile del 1945 ha termine il regime commissariale della RAI per l’Italia centro-meridionale e con la riunione dell’Assemblea Generale degli azionisti che eleggono un nuovo consiglio d’amministrazione. Il 25 aprile del 1945, i partigiani entrano nelle principali città del nord, con la fine delle ostilità il 27 aprile 1945 il Comitato di liberazione dell’Alta Italia nomina un commissario per la gestione delle attività radiofoniche nell’Italia settentrionale. Gli avvenimenti incalzano, il 2 giugno il comitato di liberazione nazionale, cui partecipano i partiti che hanno dato il loro contributo fondamentale alla resistenza, dichiarano che i comitati locali agiranno come “organi consultivi dello Stato democratico” e il CLN rappresenta l’embrione del nuovo stato repubblicano. Il 21 giugno 1945 è nominato il governo Parri che dopo pochi mesi avrà la sua prima crisi e si formerà il primo governo con un esponente della Democrazia Cristiana. Il 10 dicembre del 1945 si forma il primo governo De Gasperi e partecipano tutti i partiti che hanno costruito il Comitato di Liberazione Nazionale.
La RAI ricostituisce la sua unità. Il 15 dicembre si dimettono il consiglio d’amministrazione eletto il 20 aprile 1945 e il Commissario per l’Italia Settentrionale Maggiore Sinclar Noble Capo del A.P.B. L’assemblea generale degli azionisti elegge il nuovo Consiglio d’Amministrazione ricostituendo così l’unita’ dell’Azienda. Il 22 dicembre del 1945 si riunisce il Consiglio d’Amministrazione ed elegge Presidente Il prof. Avv. Arturo Carlo Jemolo e Vicepresidente il Prof. Antonio Carrelli e del dott. Mario Ferrari Aggradi, Direttore Generale ing. Enrico Carra. Nomina l’Avv. Armando Rossini a capo del giornale radio e delle trasmissioni di carattere politico. Il nuovo consiglio di Amministrazione della RADIO Italiana (RAI) fu così composto:
Consiglieri:Jemolo Prof Avv. Arturo Carlo,Carrelli Prof. Antonio, Ferrari Aggradi Dott. Mario, Carrara Ing. Enrico, Rossini Avv. Armando, Protto Rag. Camillo, Carocci Avv. Alberto.
Consiglieri rappresentanti del personale: Cerutti Ing. Alberico, Cristofaro Ing. Edoardo, De Grada Dott. Raffaele, Righini Prof. Pietro.
Segretario del consiglio Pacces Avv. Attilio
Rappresentanti dei Ministeri: Antinori Ing. Albino, Cavalletti Dott. Marchese Francesco, Passarella Dott. Giuseppe,Vicari Dott. Angelo.
Il consiglio all’inizio dei lavori ha votato il seguente ordine del giorno:
” Il nuovo Consiglio d’Amministrazione nell’iniziare i suoi lavori si propone di dare tutta la propria opera di risanamento economico dell’azienda, alle ricostruzioni ed ai perfezionamenti tecnici.
E’ nel suo programma che la radio si ispiri alla più assoluta obbiettività ed imparzialità, sia nell’ambito politico che in quello artistico,con particolare riguardo a quello musicale, e porrà la massima cura perché questa obbiettività ed imparzialità sia assicurata. Fa voti al Governo perché prenda in esame le proposte già sottopostegli per la creazione di una Commissione di alta vigilanza sulle radioaudizioni.”
Il 1946 segnò l’inizio di un periodo di ripresa in ogni campo dell’attività’ governativa per la ricostruzione del paese gravemente colpito dalle operazioni belliche. Vi furono le prime elezioni amministrative a partire dal 10 marzo per dare un governo locale e democratico alle 5722 amministrazioni comunali. Queste furono il banco di prova per la duplice elezione dell’assemblea costituente e per il referendum monarchia repubblica. Sul piano culturale musicale 11 maggio 1946 è inaugurato il Teatro alla Scala di Milano con un importante concerto diretto da Arturo Toscanini. La RAI con uno sforzo tecnico importante, trasmette in diretta tutto il concerto, diffuso contemporaneamente dai trasmettitori delle radio, di Gran Bretagna, Francia e Svizzera, trasmesso anche nel mondo tramite la stazione ad onde corte di Busto Arsizio. Il 2 giugno 1946 si vota; i risultati elettorali relativi al referendum furono favorevoli alla repubblica; il 25 giugno si insedia l’Assemblea costituente a Montecitorio e in quella occasione la RAI diede inizio alle trasmissioni radiofoniche di “oggi al parlamento”, come primo segnale di servizio pubblico e di trasparenza delle istituzioni democratiche appena elette. La ricostruzione va avanti, la RAI, potenzia il suo servizio; il 3 novembre 1946, attiva una seconda rete radiofonica: sono istituiti due diversi programmi a diffusione nazionale, denominati Rete Azzurra e Rete Rossa. La vita politica è in continuo assestamento e De Gasperi di ritorno dalla visita ufficiale negli Stati Uniti il 20 gennaio del 1947 presenta le dimissioni del suo gabinetto, ma dopo pochi giorni, il 2/2/47 costituisce il terzo governo De Gasperi. Si pone il problema sulle garanzie democratiche e sul controllo e l’accesso al più efficace strumento di comunicazione di massa, qual’è la radio; l’assemblea costituente con il D.L.C.P.S. del 3/4/1947 n. 428 istituisce una commissione parlamentare di vigilanza sull’indipendenza politica e l’obbiettività’ informativa delle radiodiffusioni e un Comitato per la determinazione delle direttive di massima culturali, artistiche, educative, ecc. dei programmi, con funzioni consultive nei confronti del Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni. Esso detta anche norme in materia di controllo sugli impianti e servizi tecnici, di competenza dello stesso Ministero e di quello delle Finanze e del Tesoro. Gli eventi si susseguono, il Primo Maggio 1947 a Portella delle Ginestre il bandito Salvatore Giuliano alla testa di un manipolo di uomini spara con armi automatiche contro un corteo di popolo che festeggiava la festa dei lavoratori. Il 13 maggio 1947 si dimette il terzo governo De Gasperi, che è nuovamente riconfermato il 31 maggio 1947 e si forma il quarto governo De Gasperi, con una svolta importante: il PCI e il PSI non entrano nel governo e vanno all’opposizione. L’anno si chiude con un importante avvenimento per la nascente democrazia: il 22 dicembre de 1947 l’Assemblea Costituente approva il testo definitivo della Costituzione della Repubblica Italiana, che entra in vigore il 1° gennaio del 1948. Gli alleati e in particolare gli americani si impegnano ad aiutare la ricostruzione, con un concreto atto e il presidente degli USA, Harry Truman, il 3 aprile 1948 firma la legge per gli aiuti economici all’Europa, conosciuti come piano Marshall. Il Parlamento viene eletto dopo l’Assemblea Costituente e il 18 aprile del 1948 si svolgono le elezioni per eleggere i deputati della Repubblica. Un altro passo importante fa la nascente democrazia; 11maggio Luigi Einaudi è eletto presidente della Repubblica e il 12 Alcide De Gasperi presenta le dimissioni del suo quarto gabinetto che ricostituirà il 23 maggio 1948 con il quinto Governo. La RAI il 21 novembre 1948 termina la ricostruzione della rete radiofonica ad Onda Media riuscendo così a coprire tutto il territorio nazionale con i suoi trasmettitori.