La scomparsa delle sale cinematografiche

I territori della provincia italiana sono quelli dove il cinema italiano non è più in crisi. Per una ragione semplicissima: in quegli spazi non esiste più.

Questa proposta si pone l’obiettivo di colmare in minima parte, questa assenza, attraverso un’alleanza del cinema con la TV digitale.

In giro per la provincia di Roma, molte sale del cinema sono state chiuse in questi anni. Con un’indicativa differenza tra la città e la provincia.
Nelle città, accanto ad un gran numero di sale trasformate in supermercati, depositi, garage, negozi commerciali, molte altre sono state rinnovate, suddivise, trasformate in multisale. Così, rese più funzionali, efficienti e redditizie. Nella provincia, la chiusura delle poche sale esistenti ha finito, invece, per coincidere con la fine di qualsiasi attività cinematografica. Esistono, in provincia, ancora alcune piccole sale, spesso facenti parte dei complessi e degli edifici delle parrocchie. Non esiste più la possibilità, per il cittadino italiano che vive nei paesi e nelle piccole città, di vedere il cinema al cinema. La nostra proposta riguarda le sale della provincia di Roma ancora esistenti ma inutilizzate, in quei luoghi ove è scomparsa la distribuzione tradizionale del cinema. Si parta dal presupposto che è abbastanza realistico progettare di recuperare, sul territorio, dove la distribuzione non è presente (e i distributori non hanno più ragione di tenere forme intrusive e tecnicamente “inquietanti” di concorrenza) alcune sale: una specie di nuovo circuito-off periferico. Con la collaborazione di una Tv Locale che sta facendo la sperimentazione del digitale terrestre, queste sale possono essere tutte collegate con un unico centro, (come i programmi televisivi), da dove si diffonde un unico film, da proiettare in una sala appositamente attrezzata.

In questa prima fase i film trasmessi sul digitale terrestre possono essere visti in chiaro da chi ha il giusto decoder. In una fase non più sperimentale possono essere date alle sale cinematografiche interessate delle smart card particolari, tramite accordi economici mirati, per consentire la proiezione dei film diffusi, solo ai possessori delle smart card fornite. Una tale architettura comunicativa, implica prevedibili vantaggi tecnici, organizzativi ed economici, per evidenziare i quali è sufficiente sintetizzare l’iter del circuito digitale.

Il costo per attrezzare una sala per proiettare un film in digitale, varia da un minimo di circa da 500 ad Euro 5000 per l’acquisto di un video proiettore (quello da 5mila professionale), con possibilità di proiettare l’immagine a 16/9 ad alta qualità d’immagine e di suono, più il costo del telo che varia tra i 300 e gli 800 Euro.
Il costo totale di queste attrezzature tecniche, oscilla quindi tra circa 800 ad un Max 5800 Euro. Per una visione ottimale, le sale dovrebbero contenere all’incirca Max 50 spettatori. Una sola persona può organizzare e gestire quest’attività.
Possiamo prevedere una presenza media, di circa 10 persone, con un costo del biglietto al botteghino di 3 Euro per un totale di circa 30 Euro il giorno.
Questo introito da biglietto può essere incrementato un guadagno aggiuntivo derivante dalla pubblicità locale proiettata prima del film.

CONCLUSIONE:
Questo calcolo, puramente indicativo e sommario per attrezzare una sala cinematografica già esistente di provincia e non utilizzata, occorre un investimento che varia da 800 ad un Max 5800 Euro circa. Questa architettura comunicativa, prevede un accordo con una televisione locale che sta sperimentando la tv digitale terrestre, un distributore di film che vuole sperimentare questa nuova tecnica di diffusione e un gestore di una sala che vuole sperimentare la video proiezione.
Con questo sistema è possibile anche organizzare proiezioni specifiche di cicli di film d’interesse storico ecc.
E’ quasi superfluo aggiungere che il sistema illustrato potrebbe contribuire, ad alimentare una cultura del cinema dove è morto, ripristinare la funzione dei vecchi circuiti d’essai: quella di diffondere il cinema del presente e dl passato. Com’è evidente, questo sistema, crea momenti d’aggregazione nei piccoli centri con possibili sviluppi economici e culturali; la stessa architettura comunicativa può essere usata per la diffusione d’eventi diversi dal cinema, come la trasmissione d’opere liriche, teatrali, eventi straordinari o altri ancora richiesti dal pubblico. Tutto sta a non avere paura che il cinema sia “contaminato” dalle nuove tecnologie di diffusione.

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